TM MAGAZINE 8 settembre 2026
Bakuchi-uchi|Socho tobaku (1968) di Kosaku Yamashita ritrae per intero il cuore giapponese
Il «cuore del passato», sopravvissuto fino a soltanto mezzo secolo fa, è impresso in Bakuchi-uchi: Socho tobaku del 1968. La regia è di Kosaku Yamashita, il protagonista Koji Tsuruta. Le Cinque Costanti e le Sette Emozioni rese giapponesi stanno tutte in questo solo film. Va più a fondo che leggere centinaia di libri sul cuore giapponese.
Questa settimana ho scelto un solo film.
Il cuore giapponese è andato perduto. Ora che ogni luogo di appartenenza è stato spezzato dallo Stato e dalla società e le persone sono state lasciate nell’isolamento, sento che invece di cercare un «nuovo racconto» dobbiamo volgere gli occhi al cuore del passato.
Il cuore, però, non si può definire. Non è una cosa che l’intelligenza artificiale possa dirti se glielo chiedi. È sconfinato e vasto, e si rivela ogni volta in una forma diversa. Il cuore, inoltre, cambia con le relazioni a cui un luogo dà vita. Soltanto dopo è stato coltivato nei concetti delle varie scuole di pensiero.
Il culmine di questi lunghi anni è la sorgente di ciò di cui in seguito si è parlato come del «cuore giapponese». Purtroppo, però, è qualcosa di già perduto, e non tornerà. La nostra è un’epoca instabile che non lascia tempo per la nostalgia del passato e nemmeno per il dolore, un’epoca in cui nazioni, città e popoli cambiano in un istante. Se noi che viviamo nel suo mezzo vogliamo parlare di «futuro», dobbiamo prima scavare dove stiamo noi stessi.
Ci resta allora qualche modo di capire il passato? Purtroppo si è estinto da questo mondo, ma non molto tempo fa. In realtà «il cuore del passato» è sopravvissuto fino a soltanto mezzo secolo fa circa. La sua forma decisiva è incisa sulla pellicola.
Quel film è Bakuchi-uchi: Socho tobaku (1968), «Giocatori d’azzardo: la partita del capo supremo». È il miglior testo vivente, un film che chiunque si occupi di cultura, di storia o di pensiero dovrebbe vedere. Francamente, ogni cosa vi è ritratta con molta più ricchezza e profondità che in centinaia di libri sul cuore giapponese. Il modo in cui lo fa è così magistrale da lasciarmi senza parole.
Il confronto con se stessi, la risoluzione, l’amore tra un uomo e una donna, il legame tra uomini, la premura tra donne, il legame tra maestro e discepolo che si sono affidati la vita l’uno all’altro, e le fratture e i sentimenti inevitabili quando si vive secondo un codice. Per quanto ne so, non c’è un’altra opera che abbia reso così manifesto il cuore di questo paese e l’abbia ritratto tanto compiutamente in un solo lavoro.
Mencio (372–289 a.C.) insegnò un tempo che benevolenza, rettitudine, decoro e saggezza erano i «Quattro Germogli» del cuore. In seguito il confuciano degli Han anteriori Dong Zhongshu (179–104 a.C.) li collegò alla teoria dello yin e yang e delle cinque fasi e vi aggiunse la fiducia per stabilire le «Cinque Costanti» di benevolenza, rettitudine, decoro, saggezza e fiducia. Il Libro dei Riti, inoltre, una delle scritture fondamentali del confucianesimo, registra le «Sette Emozioni» di gioia, collera, tristezza, paura, amore, odio e desiderio come «sentimenti che le persone hanno dalla nascita senza che vengano loro insegnati».
Queste influirono profondamente sulla struttura spirituale dei giapponesi, e le Cinque Costanti e le Sette Emozioni, rese giapponesi, furono nutrite riccamente nell’arcipelago. Tutte sono presenti in questo solo film. È difficile da credere, e ha oltrepassato tutto ciò di cui si può discutere come film.
L’opera in sé è senza dubbio uno dei capolavori della Toei, lo studio che eccelleva nei film ninkyo, i film cavallereschi di yakuza. La regia è di Kosaku Yamashita, e divenne il punto di svolta verso il «film di yakuza Toei», che da qui esplose in piena fioritura, mentre il genere passava dalla cavalleria alla yakuza. Koji Tsuruta interpreta Nakai, Tomisaburo Wakayama il suo fratello giurato Matsuda, Shinichiro Mikami il fratello minore di Matsuda, Otokichi, Junko Fuji la moglie di Matsuda, Hiroe, Hiroko Sakuramachi la moglie di Nakai, Tsuyako, e Hiroshi Nawa guida il gruppo nella parte di Ishido, che gli sta di fronte eppure è giunto a uno stato in cui non è un nemico. I loro «cuori» si incrociano, e il vero sentimento nasce da loro e di nuovo svanisce, tutto avvolto senza separazione, riflettendo il vero cuore giapponese.
Quest’opera non si può dire a parole. Per il bene di ciò che ci attende, guardatela e assaporate il cuore che vi è inciso.