KINEMA 2400Vol.14

TM MAGAZINE  28 luglio 2026

L'Art Theatre Shinjuku Bunka e Kinshiro Kuzui|l'Underground Sasoriza e la Shinjuku degli anni Sessanta

L'Art Theatre Shinjuku Bunka aprì nel 1962 accanto a Isetan, a Shinjuku 3-chome. Nel 1967 il suo direttore generale, Kinshiro Kuzui, aprì nel seminterrato della sala l'Underground Sasoriza. Il nome glielo diede Yukio Mishima. Stava al centro esatto della Shinjuku degli anni Sessanta, dove un'energia senza sbocco esplodeva.

La Shinjuku degli anni Sessanta, più di mezzo secolo fa. Gas lacrimogeni, bastoni di legno, il calore dei teatri underground e, nel mezzo di tutto, la nascita del film d’arte. Non fu un semplice fenomeno. Fu una cultura.

In un piccolo quartiere si aggrovigliavano una rabbia senza sbocco, l’ansia, la sconfitta e la nostalgia. Fu l’ATG, l’Art Theatre Guild, a offrire un mezzo per trasformarle non in strumenti per sprofondare nel nichilismo ma in energia creativa, e a far eruttare la creatività dei giovani in misura sbalorditiva.

Centinaia di migliaia di persone circondarono la Dieta, una sola studentessa di nome Michiko Kanba morì, e il Trattato di sicurezza tra Stati Uniti e Giappone passò lo stesso. Gli anni Sessanta cominciarono con un enorme senso di sconfitta, il senso che «non si era potuto cambiare nulla». Avevano creduto che la politica potesse cambiare il mondo, e non poteva. Non potevano cambiare niente, nemmeno una sola cosa. In quel momento si aprì nei cuori giovani un vuoto. Domande venute da un luogo più profondo, che nessuno slogan di piazza e nessuna catena di braccia poteva colmare, sgorgarono dal nulla, traboccarono e inghiottirono d’un colpo il cuore dei giovani.

Nello spazio immenso della città, che non conteneva risposte, si tormentarono.

Perché si muore?
Che cos’è il senso?
Posso davvero incontrare un altro essere umano?
No, che cosa sono io, innanzitutto?
C’è un dio?
Se c’è, perché non risponde?
Si può cambiare il mondo?

I giovani portavano queste domande, a cui né la politica né la rivoluzione avevano risposto, e con esse avevano perso la strada. Proprio allora, in sale cinematografiche buie, cominciarono le proiezioni dei film d’arte d’avanguardia occidentali distribuiti dall’ATG.

La sala davanti alla quale i giovani facevano la fila si chiamava Art Theatre Shinjuku Bunka.

Stava a Shinjuku 3-chome, accanto a Isetan. Aprì nel 1962 e funzionò per circa dodici anni, fino al 1974. Il suo direttore generale era Kinshiro Kuzui, che prese parte alla fondazione dell’ATG. Guardando i film dell’ATG, il suo nome compare in quasi tutti. Prese la visione affidatagli da Kashiko Kawakita e la diffuse tra i giovani sul campo. Fu l’incarnazione stessa dell’ATG come cultura: stava in prima linea, accoglieva il pubblico e faceva esplodere la creatività.

Di fatto, non lasciò che il posto finisse come semplice cinema. Dal 1963 cominciò ad allestire teatro d’avanguardia, e nel 1967 aprì un piccolo teatro chiamato Underground Sasoriza nel seminterrato della sala. Il nome glielo diede Yukio Mishima. Divenne il primo spazio in Giappone a proiettare film sperimentali in regolare programmazione.

Che cosa mai stava accadendo in quel piccolo posto di Shinjuku 3-chome? Prima di parlare del teatro, dobbiamo guardare le strade fuori.

In quello stesso anno, il 1967, a Shinjuku stava accadendo anche altro. In agosto, nel recinto del santuario Hanazono sorse all’improvviso una tenda rosso vivo. Era la Tenda Rossa dell’avanguardista Juro Kara. Quando Kara cercò di mettere in scena Koshimaki Osen, il santuario protestò che andava contro la forma nazionale, e così aprì con il nuovo titolo Tsukibue Osen e dopo circa una settimana lo ricambiò.

Nel giugno dell’anno seguente, il 1968, sorse tra l’associazione dei commercianti locali e altri una campagna per cacciarlo, e gli fu notificato il divieto di usare il recinto del santuario. Kara sparse volantini con le parole «Addio, Hanazono!» e se ne andò. Poi, il 3 gennaio 1969, ignorando un ordine di sospensione del governo metropolitano, Kara piantò la tenda in stile guerriglia nel parco dell’uscita ovest. Circondato da duecento agenti antisommossa, continuò a recitare fino alla fine e fu arrestato dopo lo spettacolo.

Il 1° gennaio di quell’anno, Shuji Terayama fondò il Tenjo Sajiki. Disse egli stesso di averlo chiamato così perché voleva collocarsi non sottoterra ma da qualche parte più in alto. Più tardi allestì perfino spettacoli di strada in cui al pubblico veniva consegnata, al posto del biglietto, una mappa di Shinjuku, e lo si faceva camminare per la città in cerca della rappresentazione.

Il teatro esce per strada. La strada diventa il teatro.

Poi, il 21 ottobre 1968, la notte della Giornata internazionale contro la guerra, la stazione di Shinjuku bruciò. Duemila persone irruppero nella stazione, diedero fuoco ai sedili dei treni come fossero legna, e ventimila curiosi le circondarono. Un milione e mezzo di pendolari rimasero bloccati, e fu applicato il reato di sommossa.

Per quei pochi anni, in altre parole, un’energia senza sbocco esplodeva in ogni angolo della città di Shinjuku. Era qualcosa che non si poteva dire nella lingua della politica. Si poteva chiamarla antibellicismo o opposizione al Trattato di sicurezza, ma qualcosa sfuggiva nel momento stesso in cui lo si diceva. Chi piantava tende, chi faceva camminare la gente per le strade, chi dava fuoco alla stazione, erano tutti spinti dallo stesso qualcosa.

Ciò che l’ATG e questa sala fecero fu semplice. Al piano terra di un solo edificio si proiettavano film d’arte di Bergman, Godard e Resnais. Nel seminterrato, i documenti più radicali del tempo, di Koji Wakamatsu e Masao Adachi. E finiti i film, a notte fonda, si aprivano le commedie d’avanguardia.

Fu qui che Shuji Terayama mise in scena Marie in pelliccia, e qui che Yukio Ninagawa debuttò come regista. E l’ATG, che aveva gettato i semi e allevato i germogli, compì una svolta decisiva nel momento in cui vide il calore salire fuori dalla sala.

Improvvisamente, nel 1966, il cortometraggio sperimentale di Yukio Mishima Patriottismo (Yukoku), distribuito dall’ATG, fu proiettato allo Shinjuku Bunka e incontrò un successo oltre ogni attesa. Da questa esperienza cominciò a prendere forma nell’ATG un progetto.

Non era venuto il momento in cui potevano fare film da soli? Il futuro immaginato da Kashiko Kawakita si avverò assai prima del previsto, grazie a giovani feroci, o meglio a un’energia di Shinjuku che noi oggi non possiamo immaginare.

La prossima volta, l’epoca in cui l’ATG si mise a produrre film.

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