TM MAGAZINE 21 luglio 2026
Perché nacque l'Art Theatre Guild|la sconfitta dell'Anpo e Kashiko Kawakita
Gli anni Sessanta cominciarono con la sconfitta della lotta Anpo. Giovani carichi di domande a cui la politica non aveva risposto si imbatterono nei film d'arte in sale buie. Attorno a Kashiko Kawakita, il 15 novembre 1961 nacque l'Art Theatre Guild, nota come ATG.
Il film d’arte. Ai più è un genere poco familiare, e non c’è da stupirsi, perché il film d’arte fu un solo fiore sbocciato nel vortice di una determinata epoca e poi spazzato via da un torrente fangoso.
Quando e dove fu quella «determinata epoca», e che cosa vi accadde? Questa volta voglio presentare l’affascinante mondo del film d’arte.
Ai film d’arte si attacca in genere l’etichetta di «difficili». Quella difficoltà non esiste perché i cineasti si siano proposti di fare opere oscure, né perché i film si siano soltanto travestiti da interlocutori dello spirito proprio del loro tempo. Esiste perché sono emersi dall’interno dell’epoca stessa. Cercare di «capire» un film d’arte è dunque inutile, insensato e privo di valore, perché non è lì che sta il suo vero pregio. È qui che dobbiamo stare.
Quando e dove, allora, fiorì in Giappone il film d’arte, e che cosa accadeva in quel tempo? La risposta sono gli anni Sessanta.
Gli anni Sessanta furono un’epoca che cominciò nella sconfitta. Ci furono le proteste Anpo contro il trattato di sicurezza con gli Stati Uniti. Centinaia di migliaia di persone circondarono la Dieta nazionale, una studentessa di nome Michiko Kanba morì nel tumulto delle manifestazioni, e il trattato passò lo stesso. Chi visse quel tempo cominciò gli anni Sessanta con una sconfitta enorme.
Avevano creduto che la politica potesse cambiare il mondo, e non poteva. Davanti a questa realtà i giovani sentirono aprirsi nel cuore un vuoto che né gli slogan di piazza né i cortei a braccetto potevano colmare, perché sul suo fondo stavano domande crude, sepolte ancora più in basso.
Perché si muore e perché si vive? Che cos’è il senso? Posso davvero incontrare un altro essere umano? C’è un dio? Che ne sarà del mondo? Carichi di domande a cui la politica non aveva saputo rispondere, senza più un posto dove andare, i giovani si imbatterono proprio in quel momento nel film d’arte, in sale cinematografiche buie.
Il palcoscenico del film d’arte, però, non comparve da solo. Dietro c’era un meccanismo cruciale della distribuzione di allora, il sistema delle quote stabilito dal governo. Può essere difficile da immaginare oggi, che lo streaming ci fa consumare film a non finire, ma allora l’importazione dei film stranieri era diretta dal governo, che fissava per ogni società quanti titoli stranieri potesse trattare in un anno.
Naturalmente, sotto un simile sistema, le importazioni si concentravano sui grandi film d’intrattenimento redditizi. Chi, a quei tempi, avrebbe speso un posto prezioso per un difficile film d’arte? Dal punto di vista del profitto, quell’atteggiamento era del tutto ovvio.
Ma apparve qualcuno che attinse all’energia dei giovani della nuova era e sostenne l’importanza di aprire nuove possibilità al cinema. Era Kashiko Kawakita, che ho presentato di recente.
La Kawakita, che per anni aveva portato in Giappone i capolavori europei, prese l’iniziativa e, sull’esempio del movimento delle art theater allora in corso negli Stati Uniti, si propose di costruire un sistema dedicato alla proiezione dei film d’arte. Iwao Mori, vicepresidente della Toho, commosso dalla sua visione, fornì fondi e sale, e il 15 novembre 1961 nacque la leggendaria Art Theatre Guild of Japan, nota come ATG. Se la Kawakita non si fosse mossa e Mori non avesse offerto di buon grado il denaro e la rete di distribuzione della Toho, l’ATG non sarebbe mai nata, e il film d’arte non avrebbe mai risuonato in Giappone. Il film d’arte fu una strada aperta da persone la cui vita era stata segnata dall’innamoramento per il cinema, e per noi è una memoria di quel tempo.
Il 20 aprile dell’anno seguente, il 1962, l’ATG cominciò le proiezioni in poche sale, tra cui lo Shinjuku Bunka e il Nichigeki Bunka. La sua memorabile prima uscita fu Madre Giovanna degli angeli (1961) del polacco Jerzy Kawalerowicz.
Che cosa c’era, dunque, di così brillante in questo sistema? I film erano scelti da una commissione di selezione composta da critici. La scelta, in altre parole, dipendeva non dal fatto che un film facesse guadagnare, ma dal fatto che fosse artisticamente autentico. Persone dall’occhio esigente, che amavano davvero il cinema, si riunirono per importare e proiettare soltanto sensibilità ed espressione autentiche, e per ispirare così i giovani cineasti giapponesi che incontravano la cosa vera.
Fu superato anche l’ostacolo più grande, la quota d’importazione. La visione della Kawakita smosse l’industria, e altre società, a cominciare dalla Towa, cedettero all’ATG parte delle proprie assegnazioni. Poiché le società misero in comune i loro posti, l’ATG poté portare in Giappone, uno dopo l’altro, i film d’arte (e i film sperimentali) più avanzati del tempo, di Federico Fellini, Jean-Luc Godard, Satyajit Ray, Ingmar Bergman e altri.
Le case cinematografiche misero per un momento da parte il guadagno e si strinsero la mano per mostrare buoni film ai giovani. A confronto con le aziende di oggi, che pensano soltanto agli azionisti e a proteggere sé stesse, sembra un miracolo. Il fervore di giovani lasciati senza un posto dove andare da una stagione di politica e di sconfitta trovò dimora in Kashiko Kawakita e, per un solo momento, mosse il meccanismo stesso di un’industria. L’ascesa del film d’arte, in altre parole, avvenne quando la fame dei giovani e la complicità di adulti di cuore si incontrarono in questo unico punto. Non erano semplicemente film difficili. Erano, senza alcun dubbio, una cultura. Dove si trova oggi nel mondo, in Giappone o altrove, un simile punto d’incrocio? L’esistenza dell’ATG ci pone davanti questa domanda.
E in ogni epoca la cultura nasce in un piccolo luogo, si avvia e si conclude in silenzio. Il film d’arte non fece eccezione. La sua corrente nacque in un solo luogo cruciale e crebbe fino a diventare una cultura potente.
Quel luogo fu Shinjuku.
Gas lacrimogeni e bastoni di legno, il calore dei teatri underground e, proprio al centro di tutto, la nascita del film d’arte. La prossima volta scriverò dell’ATG come di una cultura che prese forma a Shinjuku.