TM MAGAZINE 28 luglio 2026
Il 660 a.C., anno dell'ascesa dell'imperatore Jimmu, fu un ideale progettato dalla corte di Suiko con il dunjia
In nessun punto del Nihon Shoki è scritto l'anno 660 a.C. Sottraendo 1260 da 601 si ottiene il 660 a.C. Tadao Iijima concluse che la corte di Suiko, con l'arte del dunjia, proiettò il proprio nuovo governo sulla remota antichità, e che la data non è un fatto storico.
660 a.C. È l’anno in cui si dice che Kamuyamato Iwarebiko, marciato verso est da Hyuga, sia salito al trono a Yamato, dove oggi sorge il santuario di Kashihara. È il cosiddetto anno dell’ascesa dell’imperatore Jimmu.
Eppure, aprendo il Nihon Shoki, la cifra 660 a.C. non si trova da nessuna parte. Vi è registrato soltanto che il primo giorno del primo mese dell’anno shinyu l’imperatore salì al trono nel palazzo di Kashihara. Nient’altro. Non c’è un anno del calendario occidentale né una data assoluta. C’è soltanto il ciclo sessagesimale e la luna nuova, il moto della luna. Inoltre il ciclo sessagesimale si compie ogni sessant’anni, e dunque un anno shinyu ritorna continuamente, ogni sessant’anni. Da questa sola riga, in altre parole, non si può mai stabilire di quale anno shinyu si tratti.
Perché, innanzitutto, shinyu? Dietro non c’è un numero storico esatto nel senso odierno, ma un’idea. E il fondamento di quell’idea è il chenwei dell’antica Cina, i suoi apocrifi profetici.
Nel chenwei, il mandato del cielo si rinnova in un anno shinyu, sessant’anni fanno un’era, e ogni ventuno ere, ossia 1.260 anni, una grande rivoluzione capovolge il regno. Quest’arte calendariale della profezia fu considerata pericolosa in Cina e vi si spense a lungo, ma in Giappone sopravvisse per quasi mille anni e fu istituzionalizzata nell’usanza di cambiare il nome dell’era a ogni ritorno dell’anno shinyu.
Lo storico Meiji Michiyo Naka riprese la questione. Cominciò a occuparsene intorno al 1878 e considerò che il nono anno di Suiko (601) cadeva in un anno shinyu, anno-chiave della storia giapponese, a pochi anni dal quale entrò in uso il calendario e furono stabiliti i ranghi dei copricapi. Pensò poi che l’anno shinyu di 1.260 anni prima del 601 potesse essere stato fissato come anno dell’ascesa di Jimmu.
Basta sottrarre 1.260 da 601 per arrivare al 660 a.C. Il trucco, in effetti, non era altro che questo.
La tesi di Naka, però, benché ragionevole, in qualche modo non convince. Naka trascurò qualcosa, o guardava nel posto sbagliato? Fu Tadao Iijima a colpire questa debolezza da un’angolazione del tutto diversa.
Iijima era il massimo studioso giapponese di astronomia e calendari cinesi. Nel suo Nihon Jokoshi Ron (Sulla storia antica del Giappone), pubblicato due anni dopo la sconfitta, la domanda che pose riguardava non i numeri ma gli strumenti. Naka, cioè, vedeva soltanto date ed eventi, la trappola in cui cadono gli storici moderni. Iijima capì che senza comprendere gli strumenti necessari a leggerli, la questione non si poteva decifrare. Versato com’era nell’astronomia e nei calendari cinesi, partì dal punto essenziale che il calendario non era un calcolo di numeri ma uno strumento di chi governa.
Ciò che conta è che sia il metodo di contare gli anni con il ciclo sessagesimale sia il sistema di calcolo del chenwei furono messi in ordine in Cina soltanto dopo la fine degli Han anteriori (206 a.C.-8 d.C.). I prototipi esistevano in Cina dall’antichità remota, ma ci vollero moltissimi anni perché fossero sistematizzati. Da questo punto di vista, la cifra 660 a.C. naturalmente non ha alcun fondamento nemmeno dal lato cinese.
La domanda, allora, è quando lo strumento dell’astronomia e del calendario giunse in Giappone.
Giunse nel 602, quando Gwalleuk, un monaco di Baekje, venne alla corte portando libri sul calendario e sull’astronomia. Il Nihon Shoki registra che la corte fece allora studiare a Otomo no Suguri Koso «l’astronomia e il dunjia» con Gwalleuk come maestro. Ciò che attirò lo sguardo di Iijima fu questo dunjia.
Il dunjia è un tipo di divinazione sorto sotto gli Han posteriori (25-220). Il segreto dei segreti noto come Qimen Dunjia sopravvive ancora oggi, ma non predice il destino guardando le stelle. Sposta numeri su una tavola. Suppone che il Taiyi, l’imperatore celeste e radice di tutte le cose nell’antica Cina, viaggi attraverso nove palazzi, e da quella disposizione ricava il carattere di un anno. Quest’arte, inseparabilmente legata al calendario, si potrebbe chiamare «una tecnica per dare significato a un anno», in opposizione a «una tecnica per dare un numero a un anno». Curiosamente, la discendenza di Otomo no Suguri Koso, che padroneggiò quest’arte segreta, conduce poi alla famiglia Tomo di Koga, la famiglia rappresentativa che sostenne i celebri ninja del Koga-ryu.
E fu proprio nel regno dell’imperatrice Suiko (593-628) che quest’arte giunse in Giappone. Per di più, come si è detto, il 601, nono anno di Suiko, era un anno shinyu.
Tre anni dopo, nel 604, anno kasshi, entrò in vigore il sistema dei dodici ranghi, fu stabilita la Costituzione in diciassette articoli e fu distribuito il primo calendario del Giappone. A prima vista sembra un improvviso slancio di progresso, ma in realtà fu promulgato per calcolo. Perché nel chenwei il mandato del cielo si rinnova in un anno shinyu e le leggi si rinnovano in un anno kasshi. Il nuovo governo della corte di Suiko, in altre parole, comprese questa corrente e la seguì, adattandosi al millimetro al calendario del chenwei che va da shinyu a kasshi. A portare avanti il nuovo governo furono Soga no Umako e il principe Shotoku.
Il triangolo di potere del periodo Asuka, l’imperatrice Suiko, Soga no Umako e il principe Shotoku, si allineò deliberatamente alla tecnologia più recente del tempo per ostentare il proprio nuovo governo come una grande rivoluzione. Il suo acume politico è notevole.
Secondo il Nihon Shoki, l’ascesa di Jimmu cade nel «primo anno, shinyu», e kasshi cade nel «quarto anno di Jimmu». Tre anni da shinyu a kasshi. Tre anni dal nono al dodicesimo anno di Suiko. Seguono esattamente la stessa forma. Che cosa mai ci dice questo?
Ciò che Iijima mostrò, seguendo passo dopo passo la disposizione del dunjia, fu che il primo anno di Jimmu, shinyu, era stato «collocato» in una posizione che coincide esattamente con lo shinyu della corte di Suiko. Non fu una coincidenza. Il mito di fondazione fu progettato «politicamente» per sovrapporsi al nuovo governo della corte di Suiko.
Lo shinyu del primo anno di Jimmu, in altre parole, fu una proiezione sulla remota antichità, sul primo imperatore Jimmu, compiuta con la tecnica appena importata del dunjia per dichiarare politicamente che il nuovo governo dell’imperatrice Suiko era un’età radicalmente nuova. Era un’idea, non un fatto storico. Questa fu la conclusione di Tadao Iijima.
Ma non smise di scrivere lì. Liquidarlo come non storico sarebbe stato facile, ma ciò che scrisse dopo fu, in sostanza, questo.
Quel racconto espone gli ideali del nuovo governo del Giappone. I racconti dell’antichità remota sono cose di cui dobbiamo cogliere gli ideali, e chiunque studi la storia del Giappone deve prestare la massima attenzione a questo solo punto. «Ideale» suona meglio se lo chiamiamo «pensiero».
Purtroppo le parole di Iijima non raggiunsero gli storici venuti dopo di lui. Gli storici del dopoguerra presero a inseguire soltanto i numeri e, avendo le forze di occupazione proibito l’educazione morale, la storia fu spogliata di pensiero e di spirito e divenne un vuoto elenco di date ed eventi. Così la storia che un tempo aveva affascinato tanti giapponesi si trasformò nel più noioso indottrinamento per gli esami d’ammissione, e il popolo perse interesse.
Il 660 a.C. non è una cosa accaduta davvero. È un progetto in cui governanti del VII secolo, che con l’imperatore Jimmu non avevano nulla a che fare, seppellirono nello strato più profondo del tempo l’ideale che avevano di ciò che il loro paese doveva essere. Questo «risalire» è piuttosto difficile da afferrare per le persone di oggi, dotate del tempo lineare occidentale di passato, presente e futuro. Eppure questo metodo del risalire è proprio il metodo giapponese del tempo non lineare, e conduce direttamente ai successivi Kojiki e Nihon Shoki.
Che cosa si vede, una volta acquisito questo metodo del risalire? Il mondo del mito racchiuso nel Kojiki e nel Nihon Shoki.