TM MAGAZINE 22 settembre 2026
Il Kokugaku di Tsuwano, sorgente dello shintō moderno|Koremi Kamei, Takamasa Okuni e Kumaomi Oka
Nel dominio di Tsuwano, a Shimane, c'è il luogo decisivo in cui furono gettate le fondamenta dello shintō moderno. Il signore Koremi Kamei e lo studioso di Kokugaku Kumaomi Oka formarono la sorgente del «Kokugaku di Tsuwano», e Takamasa Okuni ne sublimò le basi. La storia del Giappone comincia sempre in piccoli luoghi, mai nella capitale.
C’è un luogo in cui le fondamenta dello «shintō», che proprio tra i tumulti della fine del periodo Edo e i primi anni di Meiji cominciò a prendere forma compiuta, furono gettate in modo decisivo. È il dominio di Tsuwano, a Shimane. Nella storia della fine di Edo e di Meiji, Tsuwano resta quasi sempre in ombra; eppure è la patria di Amane Nishi, che portò la filosofia in Giappone, e dello scrittore Ogai Mori, una terra che in silenzio ha dato grandi uomini capaci di incarnare l’era Meiji.
Tra questi, Tsuwano diede l’uomo che fu la sorgente di una grande svolta strutturale, quella che conduce allo shintō di oggi: Takamasa Okuni, nato nel quarto anno dell’era Kansei (1793) e morto nel 1871, subito dopo la Restaurazione Meiji.
Okuni fu discepolo di Atsutane Hirata, lo studioso di Kokugaku, gli Studi nazionali, che a quel tempo esercitava un ascendente carismatico, e studiò inoltre a largo raggio il confucianesimo, la pittura e il Rangaku, il sapere olandese. Ciò che approfondì più di tutto, però, fu la fonologia dello studioso di Kokugaku Norinaga Motoori, appresa da Harukado Murata, discepolo di Norinaga.
Dopo aver percorso i saperi che segnavano il suo tempo, Okuni decise infine di cercare un sapere tutto suo. Continuando a scrivere, lasciò il dominio e andò di persona da un luogo all’altro, ridefinendo il cuore del Kokugaku come «Hongaku», il sapere dell’origine. Fu l’artefice nell’ombra che più di ogni altro contribuì a trapiantarlo nel sistema moderno.
L’altra figura chiave fu Kumaomi Oka. Anche lui si formò nel Kokugaku come discepolo di Harukado Murata, e nel 1849 divenne il primo maestro di Kokugaku allo Yorokan, la scuola del dominio di Tsuwano. Fino ad allora Tsuwano, come ogni altro dominio, aveva insegnato nella sua scuola il neoconfucianesimo di Zhu Xi caldeggiato dallo shogunato; ora, in un colpo solo, convertì al Kokugaku l’intero sapere del dominio. A guidare questo mutamento fu il capo stesso del dominio, il suo signore: Koremi Kamei, che sarebbe stato l’ultimo signore di Tsuwano.
I meriti di Kamei come signore sono incalcolabili. Il dominio non lesinò nulla per lo studio e formò un giovane di talento dopo l’altro. Il suo fine più alto era promuovere il Kokugaku, e a questo scopo chiamò Kumaomi Oka. Come ad annunciare l’inizio degli anni Cinquanta dell’Ottocento, alla vigilia della fine del periodo Edo, il signore Kamei e lo studioso Oka unirono dunque le forze e formarono la sorgente di quello che più tardi sarebbe stato chiamato Kokugaku di Tsuwano. A sublimare poi queste fondamenta fu Takamasa Okuni.
Erano anni cruciali, in cui la corrente del Kokugaku di Tsuwano stava prendendo forma, ma il 1° settembre 1851 Kumaomi Oka morì. Due settimane dopo Kamei riammise nel dominio Okuni, uomo di talento negli studi che se n’era andato perché allora nessuno lo comprendeva, e fece così in modo che i samurai di Tsuwano non perdessero il loro luogo di studio.
Chi beneficiò di questo ritorno, e del legame che Kamei aveva tenuto vivo, fu Bisei Fukuba. Al giovane Fukuba, che a Tsuwano si dedicava con fervore agli studi, Kamei ordinò di recarsi nel 1853 a Kyoto, dove Okuni insegnava. Negli anni di Kyoto, mentre un’aria inquieta dominava l’antica capitale, Fukuba passò dal pensiero del Kokugaku alla dottrina del sonno joi (尊王攘夷), «venerare l’imperatore, scacciare i barbari». Saldo nel suo proposito, nel 1857 tornò nel dominio e cominciò a insegnare allo Yorokan.
Poi vennero i tumulti della fine di Edo, e qui fu la posizione stessa di Tsuwano a decidere il corso del passaggio da Edo a Meiji. Tsuwano si trova sì a Shimane, ma in realtà è vicinissima a Yamaguchi. E ciò che aveva più vicino di tutto era il dominio di Choshu.
Confinante con Choshu, che si potrebbe dire il protagonista della fine di Edo, Tsuwano fu sballottata dalle spedizioni punitive dello shogunato contro Choshu, ma ebbe un ruolo importante nel mantenere in qualche modo i rapporti con quel dominio, grazie all’abilità del suo signore Kamei. Forse anche per questo credito, nel 1868, quando la fazione di Choshu si assicurò la supremazia, Kamei fu nominato consigliere del nuovo governo. Apprezzato come campione del Kokugaku di Tsuwano e per aver dato i valenti studiosi di cui si è detto, fu poi chiamato a incarichi come quello di «hanji» dell’Ufficio delle Divinità.
Quest’organo fu la matrice delle politiche con cui il governo Meiji unì rito e governo e fece dello shintō la religione di Stato, e fu di fatto un’amministrazione degli affari religiosi. Chi più contribuì a gettarne le prime fondamenta furono gli uomini di Tsuwano, con Kamei alla loro testa. Nel principio stesso dello shintō moderno, si potrebbe dire, è racchiuso il pensiero di Tsuwano.
Eppure, guardando la città-castello dalle rovine del castello di Tsuwano, sulla sua montagna, mi sono trovato a domandarmi: «Perché un pensiero che gridava “Giappone” è nato in una piccola terra di montagna e non nella capitale?»
Con l’affermarsi dell’ordine Meiji l’influenza del Kokugaku di Tsuwano andò spegnendosi, ma resta il fatto che formò una delle sorgenti del successivo shintō di Stato. Tuttavia il potere che ebbe un tempo questo piccolo dominio chiuso tra i monti è oggi difficile da immaginare.
La storia del Giappone, però, in ogni epoca è cominciata non nella capitale ma in piccoli luoghi. Un’era nuova comincia con un passo piccolo, e insieme grande, in un luogo inatteso che tutti hanno trascurato. Stando nel vento di questa terra, non posso fare a meno di sentire che anche la prima voce della prossima grande svolta si leverà non in città come Tokyo, Osaka o Kyoto, ma in qualche piccola regione che nessuno nota.