La foresta del pensieroVol.21

TM MAGAZINE  15 settembre 2026

Toju Nakae a Iyo-Ozu|la virtù del saggio di Omi, che insegnava per il bene di una sola persona

Toju Nakae insegnava facendo ogni cosa per il bene di una sola persona. Per quell'unica persona scriveva libri, scriveva commenti e offriva generosamente il terreno in cui il sapere sarebbe continuato anche dopo la partenza. A Ozu, quieta conca di Iyo, la virtù di Toju sostiene ancora le profondità della terra.

Questa volta, a Ozu, nella prefettura di Ehime, ho ascoltato persone che studiano un certo grande personaggio della storia. Quel personaggio è il confuciano Toju Nakae (中江藤樹).

Toju Nakae nacque a Takashima, nella provincia di Omi, e poiché il luogo di nascita e quello di morte si trovano entrambi nell’attuale Takashima, nella prefettura di Shiga, la sua virtù vi è ancora lodata con fervore. Ultimamente, personalmente, sono arrivato a sospettare che i grandi personaggi della storia raccontati dai comuni manuali non siano in realtà così notevoli, e penso spesso che siano piuttosto le persone di cui non si parla a indicare la strada di un vero modo di vivere.

Il motivo è che la storia viva è sempre il presente, non un racconto del passato. Storia è ciò che ha vissuto in modo unico in ogni luogo, è stato raccontato, tramandato, ed è vivo ancora oggi. Certo, gli insegnamenti di chi ci ha preceduti a volte decadono; ascesa e caduta sono la via del mondo. Ma la virtù di una persona davvero grande viene sempre riscoperta a un certo punto, ripensata, restaurata, e infine declina di nuovo, ripetendo questo ciclo.

Questa volta, dopo aver ascoltato molte storie, sono stato conquistato ancora una volta dalla virtù di Toju Nakae. Ma perché Toju Nakae a Ozu, così lontano da Omi?

Dietro c’è suo nonno. Il nonno nacque in una famiglia di contadini, ma in un’epoca turbolenta divenne samurai e si distinse come lanciere, tanto che si dice fosse un eccellente guerriero. Suo figlio Yoshitsugu, però, pur costretto a vivere da samurai, non si adattò mai alla vita del samurai, e alla fine divenne contadino e visse modestamente. Da lui nacque il figlio maggiore, Toju Nakae. Toju, in altre parole, non era di origine samurai, ma di stirpe contadina.

Il nonno, però, vassallo di Sadayasu Kato, si preoccupava di non avere un erede, e chiese di adottare Toju come proprio figlio. Toju divenne così figlio adottivo del nonno e andò nel dominio di Yonago, dove il nonno prestava servizio. Un anno dopo Sadayasu Kato fu a sua volta trasferito a Ozu con un cambio di feudo, perciò Toju si spostò a Ozu insieme al nonno. Aveva appena dieci anni.

Dietro tutto questo, si pensa, c’erano le vicende della famiglia Kato, che il nonno serviva. In origine i Kato stavano dalla parte dei Toyotomi, ma portavano rancore perché Mitsuyasu, il padre di Sadayasu, era stato avvelenato da Mitsunari Ishida, la figura di punta dell’Armata occidentale nella battaglia di Sekigahara; Sadayasu, che non voleva combattere agli ordini di un uomo simile, passò all’Armata orientale, una storia complicata.

Di conseguenza, quando Ieyasu Tokugawa vinse, la famiglia fu bene accolta, ma poiché i Kato erano nella delicata posizione di non essere né tozama (外様, signori «esterni») né shinpan (親藩, casate collaterali dei Tokugawa), si dice che furono mandati in luoghi remoti come Yonago e Ozu.

In parte per l’influenza del nonno, che serviva un signore con queste complicate vicende, Toju finì per vivere a Ozu, e vi trascorse così per intero gli anni sensibili dai dieci ai ventisette. Ha con Ozu, in altre parole, il legame del luogo in cui passò il periodo più attivo della sua vita.

A quel tempo, però, si era ai primissimi inizi del periodo Edo. I samurai vivevano ancora in un mondo di forza, e molti rifiutavano lo studio; era un’epoca in cui chi si dedicava a imparare veniva disprezzato non poco, come privo del vero spirito del samurai. I samurai di Ozu, dove viveva Toju, avevano lo stesso temperamento, ma Toju si dedicò allo studio ugualmente. Chi influì su di lui fu il nonno.

Personalmente credo che il nonno avesse occhio per la tendenza dei tempi. Lui stesso si era fatto strada con la sola spada e la sola lancia, ma vedeva che d’ora in poi un samurai non se la sarebbe cavata senza sapere. Fin dall’infanzia fece imparare a Toju a leggere e scrivere e a studiare il Teikin Orai (庭訓往来) e il Goseibai Shikimoku (貞永式目), che Toju padroneggiò in un baleno. A undici anni lesse per la prima volta il classico confuciano Grande Studio (大学) e ne fu profondamente commosso, e da allora continuò a leggerlo con il cuore ogni notte. Il nonno non risparmiava nulla per aiutare Toju a imparare, comprandogli perfino libri, che allora erano ancora costosi.

Poiché a Ozu non riusciva a trovare un maestro adatto, fu quasi interamente autodidatta. Inoltre non diceva ai compagni samurai che studiava, e continuò a imparare di nascosto. Come si è detto, ciò avrebbe interferito con il suo lavoro e i suoi rapporti di samurai. Così, a notte fonda, sotto il futon, mantenne una vita in cui ogni notte leggeva venti pagine del Grande Studio e di altri testi prima di addormentarsi. Poiché la tecnica del kundoku (訓読, leggere il cinese classico come giapponese) non si era ancora affermata, si pensa che leggesse i testi in originale, e che il suo modo di leggere fosse tutto suo.

Poiché Toju ripeté per molti anni questa vita di leggere quietamente appena venti pagine a notte fonda e poi addormentarsi, era cronicamente a corto di sonno. Infine, quando morirono sia il nonno sia la nonna, ereditò la guida della famiglia e cominciò una vita al servizio del dominio. Di giorno faceva il suo lavoro di samurai e manteneva il volto diurno, mentre a notte fonda si dedicava allo studio.

Ciò a cui teneva di più in tutto questo era la «pietà filiale» (孝), così centrale nel confucianesimo. Toju, che fin dall’infanzia venerava la pietà filiale, si preoccupava della madre, rimasta sola a Takashima dopo la morte del padre, e chiese molte volte licenza di tornare a casa. Ma allora il lavoro di un samurai era servire il signore del suo dominio, e naturalmente non era suo lavoro tornare a casa a servire la madre. Eppure, non riuscendo più a sopportarlo, Toju alla fine disertò dal dominio.

Disertare dal proprio dominio all’inizio del periodo Edo era cosa diversa dal farlo verso la fine dello shogunato; equivaleva a una condanna a morte. Infatti, dopo aver disertato, Toju temette che andando direttamente a Takashima avrebbe dovuto commettere seppuku davanti alla madre, e perciò restò per circa un mese in casa di un amico a Kyoto. Informò quindi il dominio di Ozu di dove si trovava e attese la sua decisione. Ma dal dominio di Ozu non venne alcuna parola. Tornò a Takashima così com’era, e per il resto della vita visse con la madre insegnando alla gente del luogo.

La cosa interessante è che giovani ambiziosi del dominio di Ozu cominciarono, uno dopo l’altro, a recarsi da Toju per studiare. Questo perché i tempi erano cambiati e si era diffusa l’idea che anche i samurai dovessero avere un sapere, e i giovani samurai di Ozu accorsero a Omi in cerca di Toju Nakae.

Così sempre più persone furono a poco a poco conquistate da Toju, ma ciò che mi ha strappato un gemito d’ammirazione non è stato il suo metodo di studio, bensì il suo modo di insegnare.

Il modo di insegnare di Toju era fare ogni cosa per il bene di una sola persona. Scriveva libri per una sola persona, scriveva commenti per una sola persona, insegnava con tutto se stesso per una sola persona e scriveva lettere, e continuò a offrire generosamente il terreno su cui potevano seguitare a imparare anche dopo essersene andati. Per un discepolo che studiava medicina, poiché uno zio di Toju era stato medico di città a Kyoto, studiò e decifrò lui stesso i libri di medicina e compilò un libro di medicina per quel solo discepolo. E per i discepoli che dovevano tornare a casa per vari motivi continuò, giorno dopo giorno, a spiegare con impegno per lettera ciò che non capivano.

Durante il viaggio di ritorno al paese natale, però, forse perché lo sforzo e la tensione sopportati fino ad allora presentarono il conto, si ammalò di asma, e questa fu alla fine la causa della sua morte a soli quarant’anni.

In seguito la virtù di Toju divenne nota come se risplendesse di luce. Perché, nonostante molte calunnie e molto disprezzo, alcune persone credettero in Toju e mostrarono di comprenderlo.

A Ozu, uno dei principali vassalli di allora era in stretti rapporti con il nonno di Toju, e si dice che per questo possa aver interceduto presso il signore in faccende come la diserzione di Toju, e si pensa che abbia procurato varie agevolazioni quando i discepoli partivano per studiare. Questa prima corrente preparò il terreno a ciò che più tardi avrebbe avuto un influsso decisivo su Ozu.

Più tardi, quando Toju era ormai morto, la situazione cambiò del tutto al tempo del quinto signore del dominio, Yasuatsu Kato, nella prima metà del Settecento. Questo signore, che amava il sapere, invitò Shissai Miwa, allora noto come studioso di yangmingismo, nella residenza di Edo del dominio per ascoltarlo, ne fu profondamente commosso e gli chiese di venire a Ozu. Ma poiché Shissai era già anziano, si accordarono perché mandasse nel dominio di Ozu una persona eccellente tra i suoi discepoli. La persona così mandata a Ozu fu un uomo nato e cresciuto a Edo di nome Yukin Kawada (川田雄琴).

Dopo essersi trasferito nel dominio di Ozu, Yukin Kawada, insieme al figlio e al nipote per tre generazioni, contribuì alle opere educative del dominio e ad altri lavori, ed è la figura chiave che diffuse silenziosamente lo yangmingismo a Ozu.

Ma qui bisogna fare attenzione. Toju Nakae stesso non era uno yangmingista. Toju ottenne le Opere complete di Wang Yangming (王陽明全書) soltanto circa tre anni prima di morire. È vero che ne fu profondamente commosso, ma usò in realtà una sola volta la celebre espressione di Wang Yangming, «l’unità di conoscenza e azione» (知行合一).

Questo perché era ben consapevole del pericolo che, se l’unità di conoscenza e azione viene insegnata a chi impara senza averla ancora capita, possa diventare il movente di un attivismo radicale per il quale basta agire. In effetti, non pochi di coloro che in Giappone sostennero lo yangmingismo avevano questa tendenza, ed è innegabile che alla fine dello shogunato, per esempio, si sia trasformato in una logica violenta tipicamente orientata all’azione prima di tutto.

E così, nella quieta conca di Ozu, la virtù di un uomo chiamato Toju Nakae risplende quietamente ma profondamente, e sostiene ancora la terra da qualche parte nel suo fondo.

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