TM MAGAZINE 29 settembre 2026
Per rallentare bisogna accelerare|lasciare le piattaforme nell'età dell'IA
Nell'età dell'IA divenuta automa, limitarsi a rallentare significa soltanto restare indietro. Decelerazione e accelerazione sono per essenza inseparabili, e per decelerare bisogna accelerare. Avere un luogo proprio per ciò che si crea e inserire l'automazione dell'IA nella vita quotidiana: questa è la preparazione.
La lentezza ha finito per essere pregiata come una forma di lusso, eppure limitarsi a rallentare significa soltanto restare indietro rispetto ai tempi. Basta guardare agli ultimi mesi: fino a poco fa sfruttavo a fondo gli strumenti no-code, e in questi ultimi giorni persino quelli hanno cominciato a sembrarmi datati. A tanto è arrivata la velocità stupefacente dell’IA, ora che agisce da sé come un automa. Quasi ogni giorno, nel mio rapporto con l’IA, sento che gli esseri umani sono già stati esclusi del tutto dal suo ecosistema.
Se in un mondo così le persone vogliono accrescere il valore del rallentare, la risposta, credo, non sta nell’imbrigliare le cose con regole come quelle di cui si discute in tutto il pianeta. Semmai sono i singoli a dover diventare veloci. La chiave è inserire l’automazione nella propria vita quotidiana. Questo, sento, sta diventando l’ancora di salvezza che ci permette di riempire di sostanza la nostra lentezza, di goderla e di guadagnarci da vivere.
Un semplice ritorno all’analogico è nostalgia rimessa in scena, e non genera alcun futuro oltre se stessa. Ma quando vi si applica la velocità della frontiera, un futuro diverso comincia debolmente a prendere forma. Questa settimana ho lanciato un nuovo blog, ed è in parte un modo per assaporare fino in fondo il valore della lentezza. Sulla base di un blog costruito da zero ho ricostruito i siti che un tempo avevo messo insieme con strumenti no-code, e ho ricostruito anche questo settimanale.
Sono passati solo pochi giorni, ma stranamente sento il cuore più leggero. Quando mi domando perché, la risposta forse è che sono uscito dalla dipendenza dalle aziende delle piattaforme, o almeno dalla mia dipendenza parziale, e ora riesco a tenerle a distanza. Sta nascendo un modo di pensare per cui si prende distanza dalle piattaforme per coltivare il proprio mondo con calma e con cura. Credo che diventerà una grande corrente.
Negli anni ho usato piattaforme di ogni tipo, e uso ancora Substack per pubblicare i miei articoli in inglese. [Nota: così era quando questo numero uscì, il 29 settembre 2026. Nell’ottobre 2026 gli scritti in inglese di Takahiro Mitsui sono passati da Substack a Project 2049, https://project-2049.takahiromitsui.com/.] Eppure, proprio perché sono opere che io stesso metto al mondo, credo che conti assumersene tutta la responsabilità, e c’è un senso in cui è il tenersi a distanza dalle piattaforme a permettere di andare avanti. L’altro punto è la dispersione. Verrà cioè un momento in cui accadrà qualcosa, e a contare sarà ciò che si è preparato fino ad allora.
I social e le altre piattaforme consolidate alleggeriscono i dati e comprimono le immagini per loro comodità, e decidono anche i rapporti tra gli utenti. Naturalmente non c’è libertà di disegno, e tutto viene appiattito. I lettori che vorresti raggiungere non sono lettori tuoi ma utenti della piattaforma, e vengono semplicemente risucchiati al suo interno.
Non occorre risolvere tutto questo. È però indispensabile se si vuole davvero rallentare e costruire relazioni nuove, e dal punto di vista del tempo che serve per far crescere una relazione, usare le aziende delle piattaforme semplicemente non conviene. Sulla lunga distanza, è difficile evitare di essere gettati nello scompiglio dai loro cambi di contratto, dalle loro quotazioni in borsa, dai loro fallimenti, dalle loro fusioni e acquisizioni.
Tanto più ora che siamo entrati in un’epoca in cui spariscono anche le grandi imprese. Come si vede dalla rapidità con cui, nell’età dell’IA, viene spazzato via tanto di ciò che i creatori un tempo ritenevano indispensabile, mi sembra che assumersi la responsabilità dei propri contenuti e portarli di persona dalla pubblicazione fino alla costruzione dei rapporti sia diventata una legge ferrea di sopravvivenza, in un’era in cui l’IA agisce come un automa. Per questo bisogna usare l’IA fino in fondo. Il principale campo di battaglia della creatività sembra essersi spostato sul «tempo delle relazioni umane».
Il dibattito sull’IA buona o cattiva è del tutto superato, perché separa il rallentare dall’accelerare, mentre nella sostanza le due cose non sono separate. Per rallentare, in altre parole, bisogna accelerare. Se individui, società e nazioni rallentano per il gusto di rallentare, in un attimo restano indietro. Anche se Europa e America consolidano leggi e regole, tutto finisce nel nulla appena la Cina le ignora. Ora che la cooperazione internazionale e la pace internazionale sono scomparse entrambe, non c’è modo che il mondo si unisca.
Ciò che si può dire, almeno sul piano del singolo, è questo. Abbiate un luogo vostro dove mettere il lavoro creativo, dove non venga convertito a comodo di una piattaforma. Poi inserite l’automazione dell’IA nella vita quotidiana e, mentre l’IA lavora per voi, respirate lentamente e a fondo, preparatevi un caffè e uscite nella luce del giorno. Non posso fare a meno di sentire che è il sommarsi di questi momenti a prepararci ad afferrare un futuro di ricchezza e di lentezza.
A partire da questo numero, sto accelerando quel primo passo.