KINEMA 2400Vol.23

TM MAGAZINE  29 settembre 2026

Akanegumo di Masahiro Shinoda|un film cambia con la stagione e il luogo in cui lo vediamo

Akanegumo («Nuvole al tramonto»), che Masahiro Shinoda trasse nel 1967 da un romanzo di Tsutomu Mizukami, intreccia un sentimento profondo e la nostalgia di qualcosa mai vissuto. Forse molti film è meglio vederli al momento giusto e nella stagione giusta. A seconda di quando e in quale ambiente lo vediamo, un'opera acquista un effetto diverso.

Il film che mi ha commosso di più in questi tempi è Akanegumo («Nuvole al tramonto», 1967), tratto da Masahiro Shinoda da un romanzo di Tsutomu Mizukami. Guardandolo, mi sono trovato immerso in una strana sensazione, in cui un sentimento profondo si incrociava con la nostalgia di qualcosa che non ho mai vissuto.

Negli anni Sessanta Shinoda si conquistò il favore del pubblico accanto a Nagisa Oshima e Yoshishige Yoshida, come uno degli alfieri della Nouvelle Vague della Shochiku. Eppure è anche un regista che attira relativamente poca attenzione, rimasto nell’ombra di Oshima, che godette di una fama schiacciante e fu attivo anche come personaggio televisivo. Io stesso finora avevo visto poco di lui, ma da diversi giorni mi sento attratto a fondo nel mondo di Shinoda.

Non so dire esattamente perché, ma una ragione sembra essere il vento. Questa è la stagione delle piogge d’autunno, quando si susseguono giorni coperti e piovosi e il sole quasi non si vede. Questa settimana però, passato l’equinozio d’autunno, il calendario ci dice che le notti sono ormai più lunghe dei giorni, e l’aria del mattino si è fatta decisamente fresca.

Quando stamattina ho aperto la finestra, è entrata una brezza fresca che ha avvolto dolcemente la mia pelle, così impregnata di sole questo mese da essere abbronzata come quella di un pescatore. Mi sembra che sia stata questa sensazione a farmi cercare Masahiro Shinoda. Ho persino cominciato a pensare che molti film forse è meglio vederli all’età giusta e nella stagione giusta. A tal punto conta l’ambiente, quando guardiamo un film.

Il mese scorso, da un campo del tutto diverso, sono stati pubblicati studi che risuonano con questa strana sensazione. Per come leggo la ricerca della Monash University uscita sulla rivista Nature, essa mostra che il cervello in stato psichedelico non cade nel disordine, ma si sincronizza e si accorda con il contesto del luogo in cui si trova.

Questo suggerisce qualcosa che va oltre gli psichedelici. Le sostanze, le opere, i sentimenti che risuonano con il cervello e il cuore umani possono avere effetti molto diversi a seconda del contesto generato da un luogo. Vista così, anche l’opera di un cineasta che ora non fa per te potrebbe acquistare un effetto diverso, se soltanto ripensassi al disegno del luogo: quando la guardi, in quale ambiente, con chi e in che modo.

Anche nella mia esperienza del cinema, l’impressione di un cineasta o di un’opera cambia spesso molto a seconda di quando la vedo. Ci sono opere a cui sono arrivato solo dopo molto tempo, e molte che ancora non fanno per me. Quando succede, non c’è bisogno di costringersi a guardarle fino in fondo. Aspettando il momento giusto, approfondendo ciò che si sa e osservando i mutamenti del proprio cuore, si può, quando è ora, assaporare il sentimento inciso nel film.

L’akanegumo del titolo, la nuvola che al tramonto si accende di rosso robbia, non è una parola di stagione negli almanacchi dello haiku. Ma akane, il rosso robbia, è una parola di stagione d’autunno, e un cielo o delle nuvole rosso robbia portano in sé il sentimento dell’autunno. Come si esprimono allora nuvole del genere sulla pellicola, attraverso l’incrociarsi dei sentimenti delle persone? È lì che sta il talento di un cineasta, e Masahiro Shinoda eccelleva nell’esprimere moti così delicati del sentimento.

Come attrice capace di interpretare la delicatezza del suo stesso sentire, scelse più e più volte Shima Iwashita. La sposò nel 1967, e rimasero insieme fino alla morte di Shinoda, nel marzo dell’anno scorso.

Guardando i film di quell’epoca, mi sorprendo a desiderare con forza che, se mai il Giappone dovesse ricominciare da capo a costruire la nazione, si proponga di creare città che valga la pena di filmare già solo per se stesse. Questo film è ambientato nella penisola di Noto ed è stato girato sul posto, e i suoi paesaggi sono un «Giappone» che non ci capita mai di vedere e scene di un’epoca che non abbiamo vissuto.

Il fascino di un luogo non è semplicemente un vecchio paesaggio. È un’opera unica, che abbraccia anche i sentimenti delle persone generati da quel luogo.

TM MAGAZINE, il settimanale del filosofo Takahiro Mitsui

Gratis, ogni martedì alle 17:00, ora del Giappone, in italiano. Tre serie, direttamente nella tua casella di posta.