Istituto del Progetto KunitsukamiVol.28

TM MAGAZINE  3 novembre 2026

L'altopiano di Uemachi e Kusaka|i luoghi di buon ki furono presi per primi da chi venne prima

Il luogo in cui fu costruito il castello di Osaka sta all'estremità settentrionale dell'altopiano di Uemachi, con la baia di Osaka a ovest e la baia di Kawachi a est. «Una penisola circondata da un mondo d'acqua» è la vera natura dell'altopiano di Uemachi. Molto prima che Toyotomi Hideyoshi vi costruisse il suo castello, quel sito era un punto strategico che decideva chi lasciar passare. Guardando a est da Morinomiya intorno all'equinozio di primavera, si vede il sole sorgere proprio all'altezza di Kusaka, sul monte Ikoma.

Amo il castello di Osaka.

C’è stato persino un tempo, ora che ci penso, in cui ci andavo sei giorni alla settimana, camminando e fotografando senza sosta. Il mio giro quotidiano era andare a piedi da lì lungo il fiume Okawa fino a Tenmabashi, Kitahama, Yodoyabashi e poi Nakanoshima, quindi da Honmachi giù fino a Minami, oppure su fino a Kita, e una volta ho camminato passando per Shitennoji fino a Tennoji.

Poi un giorno mi ha colpito d’improvviso il pensiero che forse non era il castello di Osaka ad attirarmi, ma che ero affascinato da questa terra in sé.

Da allora ho continuato a studiare sul serio il terreno dal punto di vista del passato antico, e in questo percorso ho capito che ciò che avevo sentito allora non cominciava con me: i Jomon dei tempi più remoti avevano sentito lo stesso.

Nessuno potrebbe immaginarlo dalla grande città che è diventata Osaka, ma il luogo in cui fu costruito il castello di Osaka sta all’estremità settentrionale dell’altopiano di Uemachi, e tutto intorno si stendeva un tempo un mondo d’acqua. Parliamo di molto, molto prima della Osaka nota come «città dell’acqua».

A ovest del castello di Osaka si stendeva la baia di Osaka, e a est la baia di Kawachi. C’era acqua, in altre parole, in ogni direzione. Oltre il mare, a nord, si vedevano le colline di Senri, l’altopiano di Itami e l’altopiano di Tonda, e oltre la baia di Kawachi, a est, si levavano i monti Ikoma. Col tempo la baia di Kawachi divenne il lago di Kawachi, e nel corso di lunghe età si formò naturalmente il delta del fiume Yodo, finché a poco a poco apparvero le basi dell’Osaka di oggi.

«Una penisola circondata da un mondo d’acqua» è dunque la vera natura dell’altopiano di Uemachi. In effetti, se si uniscono su una carta l’odierno castello di Osaka, Shitennoji e Sumiyoshi Taisha, si vede che sono stati tutti costruiti esattamente su quell’antica penisola. Shitennoji guardava un tempo il mare a ovest della sua porta, e Sumiyoshi Taisha era la porta più grande degli ama, i popoli del mare. In un certo senso, a Osaka le terre sacre dello shintō e del buddismo stanno insediate su una penisola: l’antico altopiano di Uemachi.

È soltanto un’ipotesi, ma ogni volta che penso a Osaka sospetto che Kita e Minami, i quartieri che oggi sono il cuore della città, abbiano un cattivo ki (気) perché un tempo stavano sul fondo dell’acqua. E non posso fare a meno di sentire che i luoghi di Osaka con un buon ki sorgessero, quasi senza eccezione, sull’altopiano di Uemachi.

Soprattutto, il sito del castello di Osaka stava sulla via principale per cui gli antichi popoli del mare giravano intorno alla penisola, andavano dritti verso i monti Ikoma o entravano nel Kawachi, passavano vicino agli altipiani di Kawachi dove oggi si trovano la tomba dell’imperatore Ojin e altre, e valicavano i monti per avanzare nello Yamato. Era, in altre parole, un punto strategico che decideva chi lasciar passare. Questa terra portava una storia di punto strategico molto prima che Toyotomi Hideyoshi vi costruisse il suo castello.

In effetti a Morinomiya, dove si erge il castello di Osaka, sono stati trovati resti Jomon, e se da lì si guarda a est intorno all’equinozio di primavera, il sole sorge proprio all’altezza di Kusaka, sul monte Ikoma.

Kusaka è un luogo che un tempo si scriveva anche 草香. Oggi si scrive 日下 e si legge «Kusaka», ma questi caratteri sono ateji, scelti per il loro senso, e ciò che portano è «sotto il sole», cioè la terra dove il sole sorge. Kusaka è il residuo di un antico toponimo che ci tramanda fino a oggi questo senso.

La terra intorno a Kusaka fu anche il luogo in cui i Mononobe, primi tra gli antichi clan, stabilirono la loro base. Secondo la tradizione Nigihayahi, dio ancestrale dei Mononobe, scese dapprima dal cielo sulla terra di Kawachi e da lì si spostò nello Yamato. I Mononobe estesero il loro potere sia sul Kawachi sia sullo Yamato ed ebbero come clan antico una forza schiacciante, e il centro della loro avanzata nella regione del Kinai fu il monte Ikoma.

Come a tramandare quella prosperità, Nigihayahi, il dio ancestrale dei Mononobe, è ancora devotamente venerato sul monte Ikoma. E rispetto al cattivo ki dentro la città di Osaka, il ki del monte Ikoma è limpido ancora oggi, e sento che in questa terra esistette un tempo un mondo del tutto diverso.

Basta dunque pensare al solo castello di Osaka per capire che le città e i luoghi oggi fiorenti non furono luoghi di buon ki fin dal passato remoto. Semmai, poiché i luoghi di buon ki erano già stati presi da chi era venuto prima, le generazioni successive, per svilupparsi, forse non ebbero altra scelta che costruire le loro città dove era stata l’acqua, o dove il ki era cattivo.

Anche se proviamo a leggere i tempi antichi, nel paesaggio delle città e delle coste di oggi, massicciamente trasformate dopo la guerra, non se ne avverte traccia. Io stesso non vado più nemmeno vicino a Minami o a Kita, invase dai turisti in arrivo dall’estero, ma guardandoli dall’altopiano di Uemachi mi sembrano persone che attraversano il mare apposta in cerca di «una pozza di cattivo ki».

Per quanto la città sia cambiata, sento ancora che il senso del corpo che coglie d’intuito il buon ki non è cambiato dai Jomon del passato profondo.

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