TM MAGAZINE 20 ottobre 2026
I sayuristi e i Tre Corvi della Shochiku|la cultura dell'oshi nata nel cinema giapponese
Chi aveva fatto di Sayuri Yoshinaga il proprio oshi era chiamato sayurista. La strategia di spingere un trio era già nata come consuetudine prima della guerra, con i Tre Corvi della Shochiku. La storia dell'oshi è profondamente legata al cinema giapponese. Per tuffarsi nel cinema, basta trovare il proprio oshi.
La parola oshi (推し) è da tempo entrata nel parlare di ogni giorno, e ora attira l’attenzione del mondo come cultura propria dell’Asia orientale, del Giappone e della Corea soprattutto. Quando oggi sentiamo dire «oshi», di solito ci vengono in mente un idol o una pop star. Sorprendentemente, però, credo che la storia dell’oshi sia profondamente legata al cinema giapponese.
Prendiamo Sayuri Yoshinaga, ancora in attività. È una splendida attrice che è rimasta in prima fila fin dal suo debutto, intorno al 1960. Quando era sotto contratto con la Nikkatsu e si conquistava il favore del pubblico in una serie di film noti come seishun eiga, film di giovinezza, una parola cominciò a farsi sentire, venuta da chissà dove.
Quella parola era «sayurista».
Un sayurista, in termini moderni, è qualcuno il cui oshi è Sayuri Yoshinaga. Tra i più noti, persino Tamori fece di Sayuri Yoshinaga il proprio oshi e la venerò come l’idolo del suo cuore.
E questa cultura dell’oshi fu meno qualcosa di sorto spontaneamente che qualcosa di fabbricato. Lo si vede nella strategia della Nikkatsu di allora. La Nikkatsu, rientrata nel settore dopo la guerra, costruì la sua strategia su come disperdere l’energia dei giovani del tempo e creare per essa un nuovo sbocco. Non poteva spendere a piene mani come la Toho, e per i vincoli dell’Accordo delle cinque società non poteva usare registi o attori noti. Proprio per questo la Nikkatsu si dedicò a una pubblicità che creava oshi e li vendeva.
Il caso più rappresentativo fu il modo in cui vendette le «Nikkatsu Sannin Musume», il Trio di ragazze della Nikkatsu. Nel 1960 uscirono Racconto crudele della giovinezza (Seishun zankoku monogatari) di Nagisa Oshima, Rokudenashi («Buono a nulla») di Yoshishige Yoshida, Kawaita mizuumi («Lago asciutto») di Masahiro Shinoda e altri, e la Shochiku li promosse come «Nouvelle Vague della Shochiku». La Nikkatsu sfruttò l’effetto di quella promozione, e lo slogan servì a lanciare in gruppo Sayuri Yoshinaga, Chieko Matsubara e Masako Izumi.
Eppure la pratica di vendere tre persone insieme esisteva già prima della guerra. Erano gli Shochiku Sanbagarasu, i «Tre Corvi» della Shochiku. Nel cinema giapponese, in altre parole, la strategia di promuovere gli oshi a gruppi di tre aveva preso piede presto, come una sorta di pratica consolidata.
Gli Shochiku Sanbagarasu sono Shin Saburi, Shuji Sano e Ken Uehara, attivi fin da prima della guerra, e furono davvero girati film in cui comparivano tutti e tre. Shin Saburi era ruvido e insieme simpatico. Ken Uehara, dai tratti raffinati, era chiamato nimaime, bel primo attore. Shuji Sano aveva il sapore del vero edokko. Quando i tre ebbero successo, la Shochiku, con quella che fu in sostanza una replica, lanciò dopo la guerra Keiji Sada, Teiji Takahashi e Minoru Oki come Nuovi Shochiku Sanbagarasu.
Il mondo del cinema, certo, vendeva spesso anche un singolo attore, come Chiezo Kataoka, Toshiro Mifune e Kinnosuke Nakamura, ma accanto a questo, curiosamente, il cinema giapponese sembra essere andato avanti vendendo trii e coppie.
Certo, promuovere tre persone insieme rende di più a un’azienda che venderne una sola. Con una non c’è scelta, ma con tre l’oshi si disperde.
Quanto alle coppie, Mitsuo Hamada restò quasi come un tutt’uno accanto a Sayuri Yoshinaga, poi lei fece coppia anche con Tetsuya Watari e altri, e le fortune della Nikkatsu salirono insieme alle sue. Questa tendenza continuò finché la Nikkatsu non virò verso il Roman Porno. Nel frattempo vi crebbero molti attori, tra cui Sayuri Yoshinaga, Chieko Matsubara, Masako Izumi, e poi Yujiro Ishihara, Tetsuya Watari e Akira Kobayashi. Dietro il loro successo, è un fatto, c’era la forte vita quotidiana dei fan che sostenevano il proprio oshi.
A pensarci, le fotografie dei divi, le cosiddette bromide, erano già popolari prima della guerra, e si dice che molti tenessero le proprie bromide nel portafoglio. Non si può dire, certo, che la cultura dell’oshi sia cominciata davvero con il cinema, e probabilmente fa anche parte di una stirpe culturale che risale al periodo Edo.
Eppure è interessante che l’abitudine odierna di sostenere idol e pop star, per quanto del tutto diversa da quel tempo, ne porti ancora da qualche parte le tracce e se le trascini dietro.
A chi vuole guardare film ma non sa da dove cominciare, dico spesso: rovesciate la cosa e usatela. Trovate, in altre parole, il vostro oshi. Ai giapponesi sembra proprio piacere sostenere qualcuno, quindi servitevene per tuffarvi nel cinema.
Prima guardate i film in cui compare il vostro oshi, uno alla volta. Per fortuna, gli oshi di prima e dell’immediato dopoguerra sono quasi tutti morti, quindi non c’è bisogno di spendere nuovo denaro. Andando avanti, a poco a poco vi si chiariscono le preferenze: per uno stile, per dei registi, per la fotografia e la musica. Poi vi spostate di lato, verso chi ha recitato con loro e verso altre opere degli stessi registi. Prima che ve ne accorgiate, avrete percorso tutto il cinema giapponese.
Onestamente, questo metodo mi sembra il più adatto ai giapponesi, e proseguendolo nei vostri giorni vi accorgerete di essere caduti anche voi sotto l’incantesimo del cinema.