Istituto del Progetto KunitsukamiVol.26

TM MAGAZINE  20 ottobre 2026

Il santuario Oyamazumi a Omishima|il dio del monte e il dio del mare non erano separati?

Il santuario Oyamazumi di Omishima, un'isola del mare interno di Seto, è il santuario principale degli Oyamazumi e dei Mishima venerati in tutto il paese. Perché su un'isola si venera un dio dei monti? In tempi remotissimi, quando il mare interno di Seto non esisteva, Omishima era una montagna. Il dio del monte e il dio del mare non erano forse separati?

Il mare interno di Seto scorre calmo e quieto, come se il tempo si fosse fermato. Il ponte Akashi Kaikyo unisce Hyogo all’isola di Awaji, il ponte Seto Ohashi unisce Okayama a Kagawa, e lo Shimanami Kaido unisce Hiroshima a Ehime. Con la loro apertura, il traffico attraverso il mare si è fatto intenso.

Sono stato innumerevoli volte nella regione del mare interno di Seto, e ogni volta che percorro lo Shimanami Kaido c’è un’isola dove mi fermo sempre. È Omishima, il paese di mia nonna. Omishima è tra le isole più grandi del mare interno di Seto, e anticamente pirati e popoli del mare avevano qui intorno le loro roccaforti. È difficile immaginarlo dal mite paesaggio di oggi, ma nella storia giapponese questa rotta marittima era la più pericolosa, e controllarla era direttamente legato al potere della corte imperiale, che di fatto aveva sede nella regione del Kansai.

Quando il celebre Taira no Kiyomori abbandonò Heian-kyo e trasferì la capitale a Fukuhara-kyo, da Hirano, nell’attuale quartiere di Hyogo a Kobe, fino ai dintorni del palazzo Yukimi, dichiarando una nuova capitale per il Giappone, uno dei suoi scopi principali era impadronirsi della rotta del mare interno di Seto. Intendeva tagliare le merci e i privilegi che affluivano alla famiglia imperiale e ai nobili di Heian-kyo e concentrare il potere nel clan Taira.

Il progetto della nuova capitale crollò e la corte tornò a Heian-kyo, ma in quell’età il Kansai in particolare fu gettato in un violento tumulto, e la gente tremava di paura e perdeva il senno, convinta che fosse arrivata l’età della fine della Legge. Quando guardo il Giappone di oggi, è quell’età che mi viene in mente.

Ora, ogni volta che visito Omishima, c’è un santuario dove vado sempre a rendere omaggio. È il santuario Oyamazumi. È uno degli antichi santuari ricordati sia nel Kojiki sia nel Nihon Shoki, ma a un certo punto qualcosa ha cominciato a lasciarmi perplesso. Il dio venerato al santuario Oyamazumi, il custode di quest’isola, è Oyamatsumi, un dio dei monti.

A pensarci semplicemente, Omishima è un’isola che galleggia nel mare interno di Seto. Perché qui si venera un dio legato ai monti? Inoltre questo santuario è il santuario principale degli Oyamazumi e dei Mishima venerati in tutto il paese, il che significa che questa fede è cominciata a Omishima. Da un’isola del mare interno di Seto nacque la sorgente del culto del dio del monte, che poi si diffuse in tutta la nazione.

Non sono riuscito a sciogliere questo enigma per quante volte visitassi il santuario, ma quando riporto indietro il tempo fino al passato remoto, diventa chiaro che Omishima fu un tempo un mondo del tutto diverso.

Era una montagna.

Molto tempo fa, prima che il livello del mare salisse con la trasgressione Jomon, all’incirca tra 80.000 e 15.000 anni fa, il mare interno di Seto non esisteva e si pensa fosse una vasta prateria collegata alla terraferma di Honshu. Più che dal lato dello Shimanami, sul tragitto attraverso il ponte Seto Ohashi verso Kagawa, ciò che colpisce l’occhio non è tanto una distesa di innumerevoli isolette sul mare, quanto la forma di montagne antiche.

Un mare calmo si stende come a infilarsi tra le fessure dei monti. Quando si sbarca a Kagawa, ci si imbatte in un paesaggio dove piccoli e bei monti si susseguono l’uno dopo l’altro, e questo paesaggio è forse un residuo dell’età primordiale.

Se dunque si risale all’origine del culto di Oyamazumi, si può dire che questa sensibilità venne ad abitare nella forma di un «dio del monte». Anche dopo che il mare interno di Seto prese forma con la trasgressione Jomon, Omishima, ormai un’isola, restò la matrice del dio del monte: una storia che trovo assai affascinante. E a me sembra che questa fede abbia messo in movimento anche altri dèi. Gli dèi del Giappone non si lasciano fissare in uno solo; appaiono in molti strati di tempo, abbracciando ogni tipo di interpretazione stratificata.

In effetti un frammento dell’Iyo Fudoki riferisce che il dio che dimora a Mishima si chiama Oyamatsumi, detto anche il Grande Dio Watashi. «Wata» è anche un’antica parola per il mare, e questo dio è stato venerato come dio del grande oceano e della navigazione. Nel mondo del Kojiki e del Nihon Shoki, Watatsumi compare separato da Oyamatsumi. Ciò suggerisce che «wata» fosse, nei tempi più antichi, un concetto legato al mare, e personalmente penso che il dio dei monti e il dio del mare possano non essere stati separati.

Il frammento narra anche che il dio Oyamatsumi venne d’oltremare e si stabilì dapprima a Mishima, nella provincia di Settsu, e fu poi invitato nella provincia di Iyo. Quella Mishima di Settsu è identificata con il santuario Mishima Kamo a Takatsuki, Osaka, e se da Omishima si procede verso ovest lungo il lato di Shikoku, si trovano molte leggende di traversate del mare che suonano proprio come un racconto dei tempi antichi.

Io stesso ancora non lo capisco, ma credo che la chiave stia nell’«isola Iyo no Futana» del mito della nascita delle isole, e nell’antica espressione «unabara», la grande pianura del mare. Comincio a poco a poco a immergermi in profondità.

Il dio del mare e il dio dei monti. Quando volgiamo lo sguardo a questa fenditura, ci avviciniamo di un passo alla sensibilità di chi è venuto prima di noi.

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