KINEMA 2400Vol.2

TM MAGAZINE  5 maggio 2026

Da dove cominciare con il grande cinema giapponese|Viaggio a Tokyo, I sette samurai e I racconti della luna pallida d'agosto

I film giapponesi usciti nelle sale dagli albori del cinema, nel 1896, sono circa 48.000. Per chi non sa che cosa guardare per primo, la via d'ingresso sono i capolavori dei grandi registi della seconda età dell'oro. Viaggio a Tokyo della Shochiku, I sette samurai della Toho e I racconti della luna pallida d'agosto della Daiei sono i tre punti di partenza.

«Non so che cosa guardare per primo.»
Lo dicono quasi tutti.

Tanti sono i film giapponesi. Il Japanese Cinema Database, gestito fino al 2023 dall’Agenzia per gli Affari culturali, elencava circa 48.000 titoli usciti nelle sale tra gli albori del cinema, nel 1896 (ventinovesimo anno dell’era Meiji), e oggi. Il puro accumularsi di quella cifra porta il ricordo di un tempo in cui il Giappone era una delle grandi nazioni del cinema.

Il cinema giapponese diede anche vita a molti generi propri e rimase a parte, come qualcosa di singolare, nel cinema mondiale. Eppure i giapponesi cresciuti dagli anni Settanta in poi appartengono, quasi senza eccezione, a generazioni nutrite di contenuti cinematografici in stile hollywoodiano, e tendono perciò a conoscere poco i film del proprio paese. La ragione sta nella storia del cinema giapponese, entrato negli anni Settanta in un periodo di declino completo. Sono ormai passati più di cinquant’anni dall’inizio di quel declino e, poiché con esso è naturalmente calata la qualità dei film, i giapponesi cresciuti in quest’epoca non sanno «come si legge un film».

Il cinema è la sola vera arte totale. Personalmente credo che imparare a leggere i film porti direttamente alla capacità di vedere il mondo da un altro punto di osservazione. Come la scrittura ha «un modo di leggere», così l’immagine in movimento, e come il giapponese differisce dall’inglese, il modo di leggere un film giapponese differisce da quello di leggere un film americano. Leggere i film, in altre parole, è leggere una cultura.

Come si impara dunque a leggerli? La verità è che fino a sei anni fa, come la maggior parte della mia generazione, non avevo mai guardato film giapponesi nemmeno io. Con questo intendo dire che, pur avendo visto qualche opera contemporanea, non avevo mai visto neppure uno dei cosiddetti «film classici».

Quando decisi per la prima volta di affrontare il cinema giapponese, fui sopraffatto dal puro numero di film e non avevo idea da dove cominciare. Poiché nessuno insegna questo genere di cose, il metodo che scelsi fu semplicemente guardare tutto ciò che potevo, un film dopo l’altro. Se si guardano moltissimi film ogni giorno, il carattere di ogni epoca e lo stile di ogni cineasta penetrano a poco a poco nella mente e nel corpo, e prima o poi ci si trova in contatto con la cultura nel suo insieme.

Il mio consiglio è cominciare dai film di un’età dell’oro. Il cinema giapponese ha avuto due età dell’oro, la prima dalla metà alla fine degli anni Trenta e la seconda dall’inizio alla metà degli anni Cinquanta. A quel tempo lo stile personale di ogni regista era fortemente marcato, ben diversamente dall’uniformità di oggi, e dunque di chi e quali film si guardano per primi influenzerà molto il modo di guardare tutto il resto. Anche così, buttarsi subito sui primi film muti è un ostacolo alto.

Si cominci allora dai film sonori, e si scelga dalla seconda età dell’oro. La prima priorità, soprattutto, è guardare le opere emblematiche dei grandi maestri dell’epoca.

◯ Yasujiro Ozu, Viaggio a Tokyo (Tokyo monogatari, 1953)
◯ Akira Kurosawa, I sette samurai (Shichinin no samurai, 1954)
◯ Kenji Mizoguchi, I racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu monogatari, 1953)

Questi tre capolavori sono un buon punto di partenza. Ciò che conta, ancor più del loro essere capolavori, è che, sebbene fatti negli stessi anni, gli stili dei loro registi non potrebbero essere più diversi, e ciascuno fu prodotto e distribuito da uno studio diverso. Viaggio a Tokyo è un film della Shochiku, I sette samurai un film della Toho e I racconti della luna pallida d’agosto un film della Daiei, e a quel tempo il carattere dello studio si rifletteva profondamente nei suoi film. Sono opere del tutto diverse, ma se le si guarda nell’ordine, Viaggio a Tokyo, poi I sette samurai, poi I racconti della luna pallida d’agosto, daranno l’occasione di abituarsi alle particolari abitudini del film in bianco e nero, e saranno anche un primo passo per trovare che cosa guardare «dopo».

La Golden Week volge al termine, ma perché non cominciare da quel primo film?

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