Istituto del Progetto KunitsukamiVol.22

TM MAGAZINE  22 settembre 2026

La porta della provincia di Izumo|il borgo di Isotake e il santuario Karakami Shiragi, a Iwami

A Isotake, nella città di Oda, prefettura di Shimane, sorge il santuario Karakami Shiragi, dedicato al dio Karakami. Salendo sul capo si apre la penisola di Shimane, dove riposa Izumo Taisha, e si capisce bene che questa era la porta della provincia di Izumo. La porta da Silla verso l'arcipelago giapponese forse non fu il Kyushu settentrionale, ma la regione da Izumo a Iwami.

Isotake, un piccolo borgo di pescatori di Oda, nella prefettura di Shimane, è il paese di mio nonno. È un luogo insolito, che porta per nome il nome stesso di un dio. Apparteneva all’antica provincia di Iwami e si trova sul lato del mare rispetto alla miniera d’argento di Iwami Ginzan. La provincia vicina era Izumo, e il capo di Isotake sta poco più giù lungo la costa rispetto al santuario di Izumo Taisha.

Okuninushi, venerato a Izumo Taisha, e Isotakeru, venerato qui, sono legati da un vincolo profondo. A unirli è Susanoo, cui sono dedicati santuari come Kumano Taisha.

Isotakeru è figlio di Susanoo, e lo si racconta come uno di tre fratelli, insieme a Oyatsuhime e Tsumatsuhime. Dopo la celebre uccisione di Yamata no Orochi, si dice che Susanoo sia passato con i tre figli a Silla, nella penisola coreana, vi abbia insegnato la cura dei boschi e altri saperi e sia poi tornato alla terra natale dove dimorava la dea sua madre. In quel viaggio, si narra, gli dèi approdarono dapprima a Karashima, un’isola poco a sud di qui, si tolsero le vesti bagnate e discesero poi su un’enorme roccia che sorge dal mare al largo di Isotake.

Per questa origine, nel piccolo borgo di pescatori sorge un santuario molto singolare, il santuario Karakami Shiragi, dove è venerato il dio Karakami. Alle sue spalle si leva il monte Karayama, e il suono «kara» ricorre tutt’intorno. È davvero un luogo sulla prima linea delle antiche traversate dal continente. Questa impronta della terra si prolungò nell’epoca della miniera d’argento di Iwami Ginzan, che vantava una delle maggiori produzioni d’argento al mondo: qui vissero insieme genti di origini diverse, venute da tutto il paese, e costruirono una storia propria.

Le tracce di una vasta rete di scambi che univa l’antica penisola coreana a tutta la regione del Mar del Giappone, insomma, sono ancora oggi nitidamente incise qui. A meno che non piova, salendo sul capo di Isotake si vede fino alla penisola di Shimane, dove sorge Izumo Taisha. I popoli marinai Ama che in tempi antichi sbarcavano qui o si avvicinavano a questa costa potevano proseguire verso Izumo a vista. Stando qui, si capisce bene che questa era la porta della provincia di Izumo. Da qui, credo, avanzarono verso l’interno attraverso il lago Jinzai, il lago Shinji o il fiume Hii, a Izumo, e a poco a poco giunsero a governare l’arcipelago giapponese.

Questo, dunque, non è un luogo raccontato attraverso una visione mitica del mondo. È ancora la prima linea dove storia e mito si incontrano. Ancora oggi, quando si sta sul capo, soffia un vento feroce, e onde violente si infrangono contro la roccia dove scesero gli dèi.

L’aspetto interessante è che, come nei miti della nascita della terra nel Kojiki e nel Nihon Shoki, quando gli dèi discendono approdano sempre, o scendono, per prima cosa su una piccola isola, una roccia o un monte lì vicino. Entrare direttamente nella terraferma, probabilmente, non era cosa buona nella loro fede, o nella forma più primitiva della loro purificazione, il misogi (禊). Qui si liberavano dell’impurità di cui si erano rivestiti, e solo allora mettevano piede sulla terra nuova. Si può immaginare che condividessero un rito comune di questo genere.

Mentre guardo le onde violente infrangersi contro la roccia dove gli dèi approdarono, l’immaginazione comincia a vagare. Che cosa prepararono, sbarcando qui, e verso dove passarono da qui? Dalla roccia verso il mare si stende l’orizzonte. Una cosa però si può dire con certezza: al di là di esso c’è la penisola coreana.

Silla fu fondato nel 57 a.C. e nel 676 unificò per la prima volta la penisola coreana. Lungo la costa dell’antica provincia di Iwami restano molte leggende sui pirati di Silla, ed è possibile che Isotakeru sia in realtà legato a loro. Il nome del dio si legge Isotakeru a Iwami, ma Itakeru a Izumo e altrove.

Il santuario Karakami Shiragi non compare nell’Izumo Fudoki, ma è registrato per la prima volta nella sezione di Izumo dell’Engishiki Jinmyocho, dove figura come «santuario Karakuni Itate» (韓国, qui letto «Karakuni»). «Itate» è «Itakeru», e significa anche itate (射盾), lo scudo dell’arciere. Per questo alcuni pensano che in questa regione il dio Isotakeru fosse venerato come dio simbolico che proteggeva i villaggi costieri dai pirati di Silla.

Isotakeru resta avvolto nel mistero, eppure è venerato in tutto il paese e, a parte Iwami, è dalle parti di Wakayama che lo si onora più profondamente.

Quando penso a come storia e mito si incontrano in questa terra, mi domando se non sia la traccia del fatto che, fin dall’antichità, per chi andava dalla regione di Silla, nella penisola coreana, verso l’arcipelago giapponese, la porta non fosse il Kyushu settentrionale, ma la costa da Izumo a Iwami.

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