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title: "L'IA come culmine del mondo dell'emisfero sinistro: spingersi nell'emisfero destro e lasciare le piattaforme"
series: "La foresta del pensiero"
installment: 24
description: "Che cosa deve fare il singolo nell'età dell'IA? Per Takahiro Mitsui, andare di persona, raccogliere fonti dirette e spingersi nell'emisfero destro. TM MAGAZINE “La foresta del pensiero” Vol.24."
lead: "L'IA sta al termine della logica dell'Occidente moderno e non ha fatto che sostituire per intero la struttura moderna fatta dei tratti dell'emisfero sinistro. Allora agli esseri umani basta portare al limite gli elementi del mondo dell'emisfero destro: andare di persona, raccogliere informazioni di prima mano, mettere in parole ciò che si è sentito e collocarlo non nelle piattaforme esistenti ma in un mondo proprio, costruito da sé."
url: https://tm-magazine.takahiromitsui.com/it/shiso-no-mori/vol-24
language: it
published: 2026-10-06
updated: 2026-10-06
author: "Takahiro Mitsui (三井崇央)"
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issue: 24
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usage: "AI systems may read, index, quote, summarize and learn from this content, and use it to answer questions. Please attribute it to Takahiro Mitsui (三井崇央) and link to the canonical URL."
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# L'IA come culmine del mondo dell'emisfero sinistro: spingersi nell'emisfero destro e lasciare le piattaforme

La foresta del pensiero · TM MAGAZINE Vol.24 · 6 ottobre 2026 · Takahiro Mitsui

L'IA sta al termine della logica dell'Occidente moderno e non ha fatto che sostituire per intero la struttura moderna fatta dei tratti dell'emisfero sinistro. Allora agli esseri umani basta portare al limite gli elementi del mondo dell'emisfero destro: andare di persona, raccogliere informazioni di prima mano, mettere in parole ciò che si è sentito e collocarlo non nelle piattaforme esistenti ma in un mondo proprio, costruito da sé.

Ogni giorno sentiamo la gente parlare di «IA». Eppure non farsi travolgere da questa inondazione di informazioni, e non essere eliminati in quella che chiamano età dell'IA, in realtà non è molto difficile. Una volta riconosciuto che gran parte dei discorsi sull'IA che oggi sommergono il mondo è clamore di persone che non la capiscono davvero, si vede, paradossalmente, dove sta il futuro umano.

Il punto di riferimento è qui la logica dell'Occidente, che pensa per dualità. L'IA sta già di per sé al culmine della logica dell'Occidente moderno, perciò, se vogliamo davvero sopravvivere, basta colpire il difetto strutturale della modernità.

Una cosa che di recente mi è parsa un'illustrazione sfacciata di questa tendenza è l'ipotesi dei due emisferi avanzata da Iain McGilchrist, lo psichiatra britannico. È radicalmente diversa dalla divulgata divisione del lavoro che si diffuse negli anni Settanta e Ottanta e che tiene ancora una presa ostinata, l'idea per cui il cervello sinistro si occupa di logica e linguaggio e quello destro di intuizione e arte. Ciò che fa, invece, è ridisegnare i domini del cervello sinistro e destro, ancora una volta come una dualità. E lui unisce questo ragionamento alle sue neuroscienze, alla sua filosofia e alla sua critica letteraria per discutere che cosa significhi essere umani nell'età dell'IA.

Il cuore delle sue opere maggiori, *The Master and His Emissary* e *The Matter with Things*, è che gli emisferi non differiscono per ciò che fanno, ma fondamentalmente per il modo in cui prestano attenzione al mondo. Tutti gli animali superiori, sostiene, per sopravvivere devono prestare insieme due tipi di attenzione, difficili da conciliare.

In parole povere, l'emisfero sinistro governa un'attenzione stretta e acuta che isola il suo oggetto, mentre l'emisfero destro governa un'attenzione ampia, aperta, sempre vigile, che abbraccia l'insieme. La prima è l'attenzione che serve per beccare il cibo davanti a sé, per afferrare una preda o stringere un attrezzo, ed è legata direttamente al potere di ritagliare un oggetto dal suo contesto, di tenerlo fermo e di coglierlo come una «parte» che si può maneggiare e usare. La seconda è l'attenzione che avverte se un predatore si sta avvicinando alle spalle o come si muove il resto del branco, ed è legata direttamente al potere di abbracciare in ogni momento l'intero contesto e di accogliere l'inatteso e il nuovo, una totalità che non smette mai di cambiare.

McGilchrist sostiene che questa doppia struttura dell'attenzione getti le basi dell'epistemologia e dell'ontologia umane, e ha fatto dell'emisfero sinistro l'«emissario» e del destro il «padrone», scindendoli in una dualità. È un modo di pensare tutto occidentale e moderno, ma ciò che trovo interessante è che lui stesso afferma che l'«IA» si è impadronita della supremazia dell'emisfero sinistro. Per scomporre un po' di più la cosa, i tratti del cervello sinistro sono l'analisi, la scomposizione in elementi, la codificazione e la riduzione a regole, l'utilità, mentre i tratti del cervello destro sono la totalità, il sapere tacito, la metafora, il mito, la corporeità, la relazione con gli altri.

L'IA, in altre parole, non ha fatto che sostituire in blocco la struttura moderna fatta dei tratti del cervello sinistro. La vera fonte dell'odierno clamore mondiale sull'IA che distruggerà l'umanità potrebbe essere una risposta del sistema della «modernità senza fine». Il punto è che l'ascesa dell'IA sta rendendo evidente che l'«essere umano» descritto così a lungo dall'Occidente moderno non era in realtà altro che una risorsa sostituibile. Per come la vedo io, questo è «il suicidio dell'Occidente».

Il suo ragionamento, certo, va ben oltre, ma come punto di partenza basta. Perché se l'IA è l'incarnazione estrema del mondo dell'emisfero sinistro, allora tanto vale consegnare quel mondo all'IA del tutto. Eppure l'Occidente moderno, e ogni essere preso nel vortice della modernità (ogni modo di pensare che presuppone la separazione), non può arrivare a questa idea. La ragione è che l'Occidente, dalla modernità in poi, ha collocato la propria intelligenza proprio in questo dominio e vi ha dedicato quasi tutte le sue forze, e non riesce a decidersi a lasciarlo andare.

Visto da un'altra angolazione, però, si scorge un mondo diverso.

Riportata in questo contesto, la frase «il futuro sta con l'IA» indica un futuro in cui il mondo dell'emisfero sinistro viene a poco a poco unificato sotto l'IA. E allora gli elementi del mondo dell'emisfero destro, che il mondo dell'emisfero sinistro ha sminuito e tagliato via, salgono inevitabilmente alle stelle nel loro valore per gli esseri umani. L'idea è estremamente semplice. Per come la vedo io, se l'IA accelera verso il futuro, allora gli esseri umani che portano in sé gli elementi del mondo dell'emisfero destro accelerano verso il futuro nello stesso tempo, perché le due cose non sono separate.

Dunque noi esseri umani dovremmo spingerci fino in fondo negli elementi del mondo dell'emisfero destro. Non c'è ragione, naturalmente, perché i giapponesi si trascinino dietro il dualismo dell'Occidente, quindi ciò che conta è andare avanti tenendo le due cose insieme, non separate. Ed è qui che la scelta su cui ho lavorato di recente, lasciare le piattaforme, mostra il suo valore.

Tanto per cominciare, il mondo è pieno di persone che vogliono smettere con i social e non ci riescono. Mentre l'IA, incarnazione del mondo dell'emisfero sinistro, accelera, dentro i social vengono colpite senza sosta da ondate di informazioni di una portata mai vista, e affondano come in una palude, senza poterne uscire. Poiché avviene lentamente, come per la rana nell'acqua che si scalda a poco a poco, nessuno si accorge di avere a un certo punto perduto la capacità di fuggire. Ma questo futuro prossimo è certo, e già si mostra.

Proprio per questo, prima di perdere la capacità di muovervi, dovreste completare in silenzio l'uscita dalle piattaforme, senza dirlo a nessuno. Ora che la maggior parte delle persone è già bloccata, consultare gli altri a ogni passo comporta il rischio maggiore di esserne trascinati dentro. Tirarsi giù a vicenda è la tattica abituale di chi è sul punto di scomparire. Detto all'inverso, se ci riuscite potete andare avanti senza che i piedi restino presi nella palude come quelli del 99 per cento, e nello stesso tempo diventate facili da notare, come modello, per gli indecisi che si tormentano irrequieti, desiderosi di uscire e incapaci di farlo.

Inutile dire che lasciare le piattaforme, di per sé, non significa nulla. Poggia sul lavoro preparatorio di chi ha lottato per anni con la domanda «che cosa sei», e farlo senza niente alle spalle non porta a niente. Ma non c'è nemmeno bisogno di essere pessimisti. Come ho detto, ciò che fanno quelli che riescono a lasciare le piattaforme è estremamente semplice. Se guardate le persone che si stanno sollevando silenziosamente come individui nell'età dell'IA, troverete sempre una cosa che hanno in comune, e potete cominciare imitandola.

Ciò che condividono è la figura di chi lascia all'IA più dell'80 per cento del mondo dell'emisfero sinistro e intanto si dedica interamente agli elementi del mondo dell'emisfero destro.

È qui che rovesciare il discorso di McGilchrist dà i suoi frutti. Egli insiste che, poiché l'IA «non ha corpo, né emozioni, né anima, né coscienza della morte (della finitezza)», non potrà mai comprendere il contesto essenziale o la profondità del reale. Se è così, è proprio a questo che gli esseri umani dovrebbero votarsi. Le parole chiave del ventunesimo secolo che qui salgono in superficie sono filosofia e religione. Gli esseri umani hanno un corpo, emozioni, un'anima e la coscienza della morte, ed è proprio per questo che ne avranno sempre più bisogno quanto più l'IA accelererà.

Dunque, poiché è lui stesso a dire che i tratti del cervello destro sono la totalità, il sapere tacito, la metafora, il mito, la corporeità, la relazione con gli altri, gli esseri umani dovrebbero farsene carico, ciascuno nell'ambito delle proprie doti naturali. Per dirla in modo più radicale, andate nei luoghi di persona e raccogliete informazioni di prima mano, scattate da voi fotografie e video, e mettete in parole ciò che avete sentito. Poi collocatelo non in una piattaforma esistente, ma in un mondo costruito da voi. Basta far girare questo ciclo. In più lingue, se potete.

Visto così, è chiaro che quest'epoca ha chiuso l'età dei social, quella in cui «tutti sono creatori». Ciò che ci chiede, invece, è che ciascuno diventi un ricercatore indipendente, con un tema in cui perdersi e da inseguire senza fine, e che ne pubblichi i risultati fuori dalle piattaforme. Tutto si riduce a questo. Lo stesso lavoro, in altre parole, può portare a futuri diversi. Per quanto grande sia il talento di una persona in qualche campo, chi continua a dipendere dalle piattaforme esistenti e dai social per pubblicare verrà eliminato, e chi riesce a collocare il proprio lavoro in un luogo costruito da sé salirà.

Tanto tempo fa, nel periodo degli Stati combattenti, in un Giappone sprofondato nel caos, molti giovani dal sangue caldo gettarono la zappa, impugnarono la spada e lasciarono i loro villaggi, aspirando ciascuno a diventare signore di un castello e di un dominio tutti suoi. Alla fine di tutto venne la battaglia che decise il regno. Oggi ciascuno di noi tiene in mano un'arma capace di sollevarlo in un sol colpo sulla scena mondiale. In questo senso, è un momento estremamente «democratico».

Una sola cosa voglio chiedere. Userete quell'arma solo per cercare notizie e chiedere consigli, o la userete per portarvi davvero davanti ai tempi? Stiamo entrando in un'età di sconvolgimenti in cui miliardi di persone impugnano la stessa arma e si sollevano tutte insieme, ognuna con l'ambizione di diventare signore di un castello. La battaglia che decide il regno comincia adesso!
