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title: "Il neoconfucianesimo di Razan Hayashi e la reazione del Kogaku: ogni fioritura di cultura comincia da una fioritura di pensiero"
series: "La foresta del pensiero"
installment: 15
description: "Come cominciò lo yangmingismo in Giappone? Per Takahiro Mitsui, a monte della cultura c'è il pensiero: dal margine del Kogaku venne Toju Nakae. TM MAGAZINE “La foresta del pensiero” Vol.15."
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language: it
published: 2026-08-04
updated: 2026-08-04
author: "Takahiro Mitsui (三井崇央)"
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issue: 15
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# Il neoconfucianesimo di Razan Hayashi e la reazione del Kogaku: ogni fioritura di cultura comincia da una fioritura di pensiero

La foresta del pensiero · TM MAGAZINE Vol.15 · 4 agosto 2026 · Takahiro Mitsui

Nel 1605 Razan Hayashi, ventitré anni secondo il conto tradizionale, fu ricevuto da Ieyasu Tokugawa e scelto come pilastro della filosofia del nuovo regime. Ma shogunato e domini lasciavano libertà di studio, e in quel margine si levò la scuola Kogaku e fiorì la cultura Genroku. Dietro ogni fioritura di cultura c'è sempre una fioritura di pensiero.

Da molti anni sono in viaggio alla scoperta del Giappone. Il viaggio mi ha condotto attraverso il mito e la storia antica, sulle orme di chi la storia lascia non detto, e dentro la spiritualità, sempre in cerca di cose che non avevano mai preso del tutto forma. Ora, in quel terreno, un nuovo germoglio importante ha cominciato a spuntare, e mi trovo a partire per un nuovo viaggio.

Quel germoglio è lo yangmingismo, una scuola del confucianesimo. La sua linea comincia con Wang Yangming (1472-1529) della dinastia Ming, anche se il nome Yomeigaku, «il sapere di Yangming», è giapponese, e in Cina la scuola è nota tra l'altro come Wangxue. Wang Yangming visse una vita turbolenta. Si oppose frontalmente al neoconfucianesimo di Zhu Xi, allora esaltato come filosofia dell'ordine costituito, e attraverso il suo modo di vivere aprì una terra nuova.

Il confucianesimo stesso cominciò con le parole di Confucio (551-479 a.C.), che i discepoli portarono avanti per molte generazioni prima che fossero infine fissate per iscritto. Allo stesso modo, il modo di vivere di Wang Yangming fu poi messo per iscritto dai suoi discepoli e, col tempo, attraversò il mare e venne a dimorare in Giappone.

In termini giapponesi, il 1529, anno della morte di Wang Yangming, cadde alla vigilia della più feroce lotta per la supremazia del periodo Sengoku, l'età degli Stati combattenti, poco prima della nascita di Nobunaga Oda, Hideyoshi Toyotomi e Ieyasu Tokugawa. Ieyasu avrebbe vinto la battaglia di Sekigahara, sarebbe diventato shogun e avrebbe aperto lo shogunato di Edo nel 1603, e con ciò cominciò una nuova età.

Ormai Ieyasu era già vecchio. Sapendo vicina la morte, desiderava che la casa Tokugawa prosperasse per sempre, e continuava a rimuginare su come il suo governo potesse estendersi nel lontano futuro. Decise di adottare una filosofia di Stato diversa da ogni altra precedente e di costruire su di essa il sistema bakuhan, l'ordine dello shogunato e dei domini, e portò l'idea a un certo uomo.

Quell'uomo era Seika Fujiwara, un confuciano noto come uno dei massimi studiosi del suo tempo. Seika, che aveva allora passato i quarant'anni, declinò l'offerta, anche perché non considerava Ieyasu un signore degno. Risolse invece la questione raccomandando il più vigoroso dei suoi discepoli, una persona di intelligenza brillante adatta alla nuova età. Colui che scelse era un giovane.

Il suo nome era Razan Hayashi. Nel 1605, a ventitré anni secondo il conto tradizionale, Razan fu ricevuto dallo shogun Ieyasu attraverso la mediazione di Seika. Senza il minimo segno di timore espose con piena compostezza una visione adatta alla nuova età, e Ieyasu, visto di che pasta era fatto, decise su due piedi di dargli un posto importante. Fu così che Razan, appena entrato nei vent'anni, fu innalzato d'un colpo a diventare l'ala maestra che avrebbe costruito e sostenuto la filosofia del nuovo regime. Nel Giappone di oggi sarebbe impensabile.

La scuola a cui Razan si dedicò era il neoconfucianesimo di Zhu Xi, fondato da Zhu Xi (1130-1200) dei Song meridionali. Anche il nome Shushigaku è giapponese, e in Cina si parla di sapere di Cheng-Zhu, unendo Zhu Xi ai fratelli dei Song settentrionali Cheng Hao (1032-1085) e Cheng Yi (1033-1107). Il neoconfucianesimo di Zhu Xi fu il principio di governo dei Song, e la sua influenza restò immensa per tutta l'età dei Ming, in cui visse Wang Yangming. A quel tempo la corte imperiale cinese lo aveva riconosciuto da tempo come la filosofia più adatta al governo.

È proprio per questo che attirò lo sguardo di Ieyasu, uscito vincitore dalla lotta per l'egemonia nel mondo plurale del periodo Sengoku. Scelse il giovane Razan, che già aveva fatto proprio il neoconfucianesimo di Zhu Xi, gli diede mano libera, e così cominciarono i 265 anni che oggi chiamiamo periodo Edo.

Digerito da Razan, il neoconfucianesimo di Zhu Xi fu tramandato nella famiglia Hayashi di generazione in generazione. Cominciò con l'accademia privata che egli aprì nel 1630 su un terreno a Shinobugaoka, Ueno, concessogli dal terzo shogun, Iemitsu. Due anni dopo, con i fondi di Yoshinao Tokugawa, signore del dominio di Owari, fu costruita una sala per Confucio detta Senseiden. A quel punto l'accademia e la sala non erano che proprietà privata della famiglia Hayashi, e negli ultimi anni di Razan, dal 2 al 4 marzo 1657, bruciarono insieme alla sua biblioteca nel grande incendio di Meireki. Sconvolto dalla perdita di tutto, Razan si ammalò e morì pochi giorni dopo, il 7. Verso la fine del Settecento questa accademia privata fu riorganizzata come scuola ufficiale sotto il controllo diretto dello shogunato, lo Shoheizaka Gakumonjo.

Nel 1690 il quinto shogun, Tsunayoshi, trasferì questo lascito a Yushima, nel Kanda, e ribattezzò il Senseiden Taiseiden. È lo Yushima Seido che sorge ancora oggi a Ochanomizu. L'anno seguente il nipote di Razan, Hoko Hayashi, fu nominato Daigaku-no-kami, capo degli studi confuciani dello shogunato, e da allora la carica fu ereditaria nella famiglia Hayashi. Nello stesso tempo Tsunayoshi fece smettere ai confuciani di vivere in veste di monaci buddisti, e la loro posizione sociale salì d'un colpo.

In meno di un secolo, in altre parole, la scuola fondata da Razan si diffuse con velocità sorprendente, e dal primo shogun Ieyasu in poi fu tenuta in pregio, di generazione in generazione, come il principio che sosteneva il governo degli shogun Tokugawa.

Eppure è proprio qui che sta il fascino del periodo Edo, perché tanto lo shogunato quanto i domini lasciavano libertà di studio. Certo, prese gradualmente piede l'uso che i figli delle famiglie con alte cariche nello shogunato e nei domini studiassero il neoconfucianesimo di Zhu Xi. Per tutti gli altri, però, nulla li obbligava a studiarlo. Naturalmente il confucianesimo di allora era il neoconfucianesimo di Zhu Xi, e per i più studiarlo faceva parte della cultura di base. Ma non c'era costrizione. In quel margine si riversò la passione di un confuciano giapponese dopo l'altro, e divenne la forza vitale da cui sorsero nuove scuole.

Ciò che non possiamo trascurare è che fu questo a generare l'età d'oro della cultura di Edo. Alla sorgente di ogni fioritura di cultura c'è sempre una fioritura di pensiero. Questa, almeno, è la mia lettura. Benché Razan avesse fatto del neoconfucianesimo di Zhu Xi la filosofia del regime, il primo periodo Edo aveva ancora molto margine, e nulla di simile al compiuto potere di governo di una corte imperiale cinese. La corrente apparsa in quel margine si levò come scuola Kogaku, la scuola del Sapere antico, che prese posizione in reazione al neoconfucianesimo di Zhu Xi.

Le sue tre figure di punta furono Soko Yamaga, Jinsai Ito e Sorai Ogyu. Soko, confuciano e studioso di arte militare, fondò la scuola Kogaku insieme alla scuola Yamaga di arte militare, una linea che sarebbe giunta fino a Shoin Yoshida. Jinsai propugnò il Kogigaku, lo studio dei significati antichi, e Sorai il Kobunjigaku, lo studio delle parole e delle frasi antiche. Criticarono il neoconfucianesimo di Zhu Xi, criticarono anche gli altri rami del Kogaku e crebbero rapidamente. Una corrente di pensiero che già aveva spazio per respirare ne aprì ancora di più con la sua reazione al neoconfucianesimo di Zhu Xi, e da quello spazio nacque la cultura, una forma dopo l'altra.

Il frutto di tutto questo fu la cultura Genroku (1688-1704). La narrativa di Saikaku Ihara, la poesia haikai di Basho Matsuo e i drammi joruri per marionette di Monzaemon Chikamatsu fiorirono lontano da Edo, a Kyoto e a Osaka, nella regione del Kamigata, e furono creati dai cittadini.

Il neoconfucianesimo di Zhu Xi, filosofia adatta a servire da principio di governo, formò sì il fondamento del sistema bakuhan, ma nello stesso tempo produsse un ricco margine e uno spirito di sfida, e i ceti esterni ai samurai si levarono di buon animo. Battezzati dal pensiero feroce della scuola Kogaku e dal suo attacco al neoconfucianesimo di Zhu Xi, i cittadini dell'ovest cominciarono a resistere al regime attraverso la cultura. Per sentire quanto fosse carica questa corrente basta un solo aneddoto. Chikamatsu nacque in una famiglia di samurai e quando, giovane, si trasferì dalla natia Hokuriku a Kyoto, fu così scosso dal fervore dei cittadini che gettò la spada, lasciò la casa, prese il pennello e si buttò nel mondo del kabuki e del joruri. Dalla spada al pennello. Fu questo l'emblema della nuova età.

Che cosa possedeva, dunque, quell'età? Possedeva qualcosa di prezioso che noi abbiamo perduto.

Lo chiamo esperienza originaria. Un senso di commozione al di là delle parole diventa una potente esperienza originaria e guida l'intero corso di una vita. Ieyasu che aprì lo shogunato, Razan che si innamorò del neoconfucianesimo di Zhu Xi, i confuciani del Kogaku che gli si ribellarono e Chikamatsu vissero tutti nella stessa età, e ciascuno di loro ebbe un'esperienza originaria di profonda commozione. Quelle esperienze aprirono nuove strade una dopo l'altra, a volte si scontrarono ferocemente e continuarono a generare sempre più margine. In quest'età apparve anche Korin Ogata, poi annoverato nella scuola Rimpa, e prese forma una cultura che sarebbe passata a Jakuchu Ito.

Così le città del periodo Edo furono travolte in un vortice di feroce entusiasmo. Eppure, in un luogo appena discosto da quel vortice, era già nata un'altra corrente che non si può trascurare. Una scuola sorta non al centro ma a quella distanza squisita avrebbe poi rinnovato il periodo Edo stesso e sarebbe infine diventata la forza motrice che abbatté il sistema bakuhan.

Il nome di quella corrente era yangmingismo, e il fondatore dello yangmingismo giapponese fu Toju Nakae. Nato a Takashima, nell'attuale prefettura di Shiga, a una bella distanza sia da Edo sia dal Kamigata, Toju Nakae avrebbe letteralmente trasformato il Giappone venuto dopo di lui.

Toju Nakae è venerato ancora oggi come il Saggio di Omi, ed è con lui che comincia il mio viaggio attraverso lo yangmingismo.
