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title: "Nei giapponesi il gene COMT è a dominanza Val: guerriero e ansioso come metro occidentale"
series: "Istituto del Progetto Kunitsukami"
installment: 19
description: "COMT è il gene guerriero o ansioso dei giapponesi? Per Takahiro Mitsui il Giappone è a dominanza Val: frenano non i geni, ma società e ambiente. TM MAGAZINE “Istituto del Progetto Kunitsukami” Vol.19."
lead: "Il tipo di COMT cambia da popolazione a popolazione: in Giappone circa il 46% è Val/Val e circa il 10% Met/Met. Il tipo ancestrale, in comune con gli scimpanzé, è Val. Il metro occidentale che chiama Val «gene del guerriero» e Met «gene dell'ansioso» guarda, in qualche modo, nel posto sbagliato."
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language: it
published: 2026-09-01
updated: 2026-09-01
author: "Takahiro Mitsui (三井崇央)"
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issue: 19
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# Nei giapponesi il gene COMT è a dominanza Val: guerriero e ansioso come metro occidentale

Istituto del Progetto Kunitsukami · TM MAGAZINE Vol.19 · 1 settembre 2026 · Takahiro Mitsui

Il tipo di COMT cambia da popolazione a popolazione: in Giappone circa il 46% è Val/Val e circa il 10% Met/Met. Il tipo ancestrale, in comune con gli scimpanzé, è Val. Il metro occidentale che chiama Val «gene del guerriero» e Met «gene dell'ansioso» guarda, in qualche modo, nel posto sbagliato.

Questa settimana arriva l'ultima puntata. Mi concentrerò su un solo gene, COMT (catecol-O-metiltransferasi), e, intrecciandovi una buona dose della mia immaginazione, mi avvicinerò a un'immagine intrigante del popolo giapponese.

Comincio con un quadro d'insieme delle varianti di COMT per popolazione, così come la ricerca le ha accumulate finora.

[Popolazione, Val/Val | Val/Met | Met/Met]\
● Europa, circa 23% | circa 50% | circa 27%\
● Medio Oriente, circa 25% | circa 50% | circa 26%\
● Ebrei aschenaziti, circa 29% | circa 50% | circa 21%\
● Asia meridionale, circa 31% | circa 50% | circa 20%\
● America Latina e americani di origine mista, circa 35% | circa 48% | circa 17%\
● Popolazioni di origine africana, circa 49% | circa 42% | circa 9%\
● Asia orientale, circa 51% | circa 41% | circa 8%\
● Giappone, circa 46% | circa 44% | circa 10%

Queste cifre valgono per ora soltanto come riferimento di massima, ma le differenze tra le popolazioni saltano agli occhi.

I dati frammentari disponibili finora dicono, in altre parole, che per quanto riguarda COMT non esiste uno «standard umano». Il massimo che si può dire è che il tipo intermedio sfiora la metà in ogni regione. L'Asia orientale e l'Africa in particolare, con le loro immense popolazioni, vivono in un mondo a dominanza Val dove Met è piuttosto raro. Europa, Medio Oriente e popolazioni ebraiche, invece, non mostrano la schiacciante prevalenza di nessuno dei due tipi.

È interessante che il tipo ancestrale, in comune con gli scimpanzé, sia Val, e che Met sia ritenuto un tipo derivato, sorto a metà della storia umana. Da qui in poi è una mia ipotesi personale, perciò prendetela con le molle.

Sospetto che la comparsa della variante Met sia legata al periodo, qualche tempo dopo l'uscita dall'Africa, in cui in Medio Oriente sorsero l'agricoltura e la vita sedentaria. La variante può essere stata innescata, per esempio, dallo stress dei gruppi che vivevano tra il Medio Oriente e il Mediterraneo, dove le guerre per la terra si susseguivano l'una all'altra.

I popoli dell'Asia orientale, Giappone compreso, hanno conservato il tipo antico. Nel loro strato più profondo ci sono antenati che continuarono a muoversi risolutamente verso est, mentre la maggior parte della popolazione ancestrale restava in Medio Oriente e nel Mediterraneo e faceva la guerra. Forse è così che poterono tenersi il gene antico.

Si potrebbe parlare di un tipo mediorientale ed europeo occidentale mutato nell'ostilità verso altri «esseri umani», e di un tipo dell'Asia orientale e dell'Africa che continuò ad avanzare attraverso la «natura». Perciò, quando l'Occidente chiama il Val di COMT «gene del guerriero» (Warrior) e il Met «gene dell'ansioso» (Worrier), guarda nel posto sbagliato. Quella lettura è una fantasia che vale soltanto al livello delle loro popolazioni.

Nelle guerre del Medio Oriente e dell'Europa occidentale, quei popoli si sarebbero forse estinti alla lettera, se non avessero prodotto Met. Come ho scritto l'ultima volta, Val è fortissimo sotto stress, risoluto e irrequieto, mentre Met è debole sotto stress ma bravo ad affrontare una sola cosa in un luogo tranquillo.

Si consideri che cos'è la norma per l'Homo sapiens. È una specie mai fatta per l'agricoltura e la sedentarietà, perciò, entrando in quel modo di vivere con Val addosso, rischiava di annientarsi nella lotta fra i suoi membri prima che qualcuno se ne accorgesse. Quello stress estremo può aver agito sugli istinti della specie e prodotto la mutazione. Se è così, Met è un caso speciale.

È possibile però anche la visione opposta. La mutazione può essere servita a escogitare tattiche per strappare quanta più terra e cibo possibile al «nemico», cioè ad altri esseri umani. Per dirla brutalmente, lo si potrebbe chiamare il gene dell'astuzia.

Così, mentre in Medio Oriente e nell'Europa occidentale gli esseri umani continuavano a combattersi, forse i più antichi antenati dei giapponesi furono quelli che fecero mezzo passo indietro rispetto ai gruppi che restavano fermi a portare avanti le loro stupide contese, rinunciarono a loro e continuarono a muoversi verso est in cerca della «terra delle origini» dove sorge il sole.

Certo, tutto questo non è altro che una fantasia nella mia testa. Ma una verità importante si nasconde talvolta dentro una possibilità che sembra assurda. Possibilità emerse per intuizione dalle ricerche sul campo dei pionieri d'anteguerra dell'archeologia, del folclore e dell'antropologia si sono rivelate, in effetti, sorprendentemente in linea con ciò che sappiamo oggi. Il vero problema sta altrove, in ciò che segue.

Finora, e in effetti ancora oggi, lo «standard (umano)» che circola nel mondo è stato costruito sul tipo europeo occidentale di «essere umano». Questo va chiamato un problema. Un metro peculiare, che si scosta dalle origini stesse dell'umanità, gira con la faccia dell'universale, e non possiamo lasciarlo passare.

Secondo quel metro, i gruppi che condividono in larga misura il tipo ancestrale (Val) diventano, ai loro occhi, «barbari» non pienamente umani. È la logica del colonialismo. La bizzarra, fabbricata questione di chi conti come «umano» può affiorare senza limiti da un solo gene. Nei prossimi vent'anni, mentre i test e le analisi genetiche si democratizzeranno davvero, dobbiamo capire per tempo questo rischio.

In Occidente, infatti, ci fu un tempo in cui il tipo Met, comune tra i bianchi, veniva chiamato «gene intelligente», il gene dell'essere umano. Oggi non lo si dice più apertamente, ma l'Occidente conserva saldamente questa visione. Per gli occidentali l'analisi genetica d'avanguardia è legata a un'ideologia bianca fortissima, e c'è il desiderio di usarla come prova scientifica del fatto che «i barbari non siamo noi».

Sfortunatamente per l'Occidente, in questo campo non può stare in testa. Il suo più grande ostacolo è il cristianesimo. Poiché lì le forti pressioni e restrizioni del cristianesimo sono inevitabili, la scena della ricerca genetica d'avanguardia si è già spostata nel mondo non cristiano, in Cina e in India.

In tre puntate mi sono concentrato su un solo gene, COMT, per darvi un'idea tangibile di che cosa sono i geni, e lungo la strada ho condiviso le mie fantasie. Lasciatemi finire con un ulteriore volo dell'immaginazione.

Nel mondo, i giapponesi portano un'etichetta comune. Si dice che vivano in società di villaggio con una forte pressione al conformismo, che manchino di risolutezza, che siano scarsi nel creare qualcosa dal nulla e che resistano al cambiamento. Ma è davvero così?

Parlando del solo COMT, il tipo Val/Val è fortissimo negli ambienti di stress e risoluto, scarso nel concentrarsi su una cosa sola, ma pieno di curiosità e di energia irrequieta. Sono arrivato a pensare che ciò che forse trattiene le capacità dei giapponesi sia la «società compiuta», una struttura sociale che ha preso a modello l'Europa occidentale. Quando questa pesante restrizione sarà tolta di mezzo, credo che verrà di nuovo un momento in cui la maggior parte dei giapponesi metterà in pieno gioco questo tratto genetico.

Si guardi indietro anche a soli due secoli o giù di lì. Quando arrivarono reset forzati, con la Restaurazione Meiji, il grande terremoto del Kanto e le rovine carbonizzate della sconfitta, la forza rigeneratrice dei giapponesi non ebbe uguali. Non è forse, allora, la macchina della moderna regolazione burocratica il fattore più grande che indebolisce la forza dei giapponesi?

In più, il cibo scadente e un ambiente scadente hanno represso del tutto la forza con cui molti giapponesi sono nati. Per quanto buoni siano i tuoi geni, se la loro espressione viene tenuta a bada da fattori ambientali acquisiti nel corso della vita, è finita lì. Puoi avere qualcosa di buono, e l'ambiente non te lo lascerà usare. Può darsi che sia questo il problema essenziale del Giappone. Un numero enorme di giapponesi sta probabilmente facendo nella vita cose che non gli si addicono. Per questo i guasti continuano ad accumularsi, la gente si ammala, la qualità della vita scende, e il paese ha perso sia lo slancio sia la forza.

Visto così, l'unica cosa che ci serve è un reset forzato. Realisticamente, l'innesco sarà il terremoto proprio sotto l'area metropolitana di Tokyo o il grande terremoto della fossa di Nankai, uno dei quali colpirà quasi di certo entro trent'anni. In quel momento gli «interessi costituiti del Giappone» edificati dalla cricca di Choshu, dai colonialisti e dal mondo accademico crolleranno e, insieme alle rovine carbonizzate, nascerà uno spazio aperto.

In quel momento l'ambiente in cui i giapponesi possono dare il meglio delle loro capacità sarà pronto, e le capacità che ciascuno ha avuto finora represse verranno probabilmente affinate. Aggiungerò però di proposito che c'è un presupposto importante.

Finché non arriverà «il tempo che deve venire», dobbiamo mettere in ordine la nostra alimentazione, diventare sani, sistemare ciò che ci circonda, guardarci dentro e dedicarci a qualunque cosa possiamo fare per il prossimo Giappone e i prossimi giapponesi, o per il mondo e per l'umanità. Se per allora questo presupposto non sarà soddisfatto, anche i buoni geni non significheranno nulla.

I geni non sono un destino. Eppure, quanto più ho messo i miei geni a confronto con il corso della mia vita, tanto più l'immagine si è fatta nitida, fino a farmi vedere chiaramente che, cercando di vivere in accordo con i miei geni, ero uscito di strada. La causa di quell'uscita di strada è la società. Il numero dei giapponesi che qui soffrono e non riescono a tirar fuori le proprie capacità dev'essere considerevole.

Quando tutto sarà stato azzerato, nel «gruppo chiamato giapponesi» i tipi Val/Val saranno i primi ad aprire strade, una dopo l'altra. Si annoiano presto, però, e il loro interesse passa ad altro, perciò lasciano le cose incompiute, semplicemente perché hanno perso interesse. I tipi Met/Met tengono gli occhi sulla verità e proseguono la loro ricerca, ma se non riescono a crearsi un ambiente quieto e senza stress, non possono tirar fuori la loro forza e vengono schiacciati. I cauti tipi Val/Met afferrano allora gli elementi liberati lungo il cammino, usano la loro destrezza per mescolarli e disporli con abilità, e presentano il risultato.

Quando i tipi Val/Val esauriscono la dopamina, la loro forza motrice, diventano apatici e declinano. I tipi Met/Met danno il meglio man mano che la società si stabilizza, ma la loro distanza dalla pressione al conformismo si rivela decisiva. I tipi Val/Met sono il gruppo madre che produce la pressione sociale, perciò, una volta che la loro presa si fa salda, cominciano a battere il chiodo che sporge e a trattare chi pensa in silenzio come se non esistesse.

La loro cautela destra diventa la loro rovina. A poco a poco e con sicurezza, continuano a mettere in piedi regolamenti per preservare l'armonia, e rifiniscono le cose in modo che nulla cambi. In questo senso, a differenza di Shoin Yoshida e Shinsaku Takasugi, Hirobumi Ito e Aritomo Yamagata furono forse il caso tipico.

Subito dopo la sconfitta, cittadini, poliziotti e politici erano protetti dalla yakuza. Quando la società cominciò a stabilizzarsi, all'improvviso bollarono la yakuza come male sociale e minaccia all'ordine, e la schiacciarono con i regolamenti e con la forza. Quella storia ricalca esattamente questo schema. Ora che la yakuza è scomparsa dalle comunità locali, i crimini degli stranieri entrati nel vuoto avvengono ogni giorno.

Attraverso la mia ricerca a Nishinari, a Osaka, sono arrivato a pensare che la yakuza stesse in sostanza nella posizione dei kunitsukami (国つ神). Sospetto che anche una storia del genere cambi molto a seconda della distribuzione dei geni di un popolo e del suo riuscire a tirar fuori le proprie capacità.

E infine, ognuno è diverso. Il significato di queste parole è probabilmente una verità che penetra soltanto dopo aver affrontato se stessi attraverso un test genetico.
