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title: "Perché nacque l'Accordo delle Cinque Società: un patto contro il reclutamento per fermare la Nikkatsu"
series: "KINEMA 2400"
installment: 9
description: "Perché nacque l'Accordo delle Cinque Società? Per Takahiro Mitsui fu un patto del 1953 contro la Nikkatsu, origine lontana delle esclusioni di oggi. TM MAGAZINE “KINEMA 2400” Vol.9."
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published: 2026-06-23
updated: 2026-06-23
author: "Takahiro Mitsui (三井崇央)"
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# Perché nacque l'Accordo delle Cinque Società: un patto contro il reclutamento per fermare la Nikkatsu

KINEMA 2400 · TM MAGAZINE Vol.9 · 23 giugno 2026 · Takahiro Mitsui

L'Accordo delle Cinque Società, concluso dai cinque grandi studi nel settembre 1953, era un patto volto a impedire la sottrazione dei talenti sotto contratto. La causa diretta fu il tentativo della Nikkatsu di riprendere la produzione nel 1954. Senza divi né registi sotto contratto, la Nikkatsu non aveva altra scelta che sottrarli alle società esistenti.

Yujiro Ishihara, Sayuri Yoshinaga, Tetsuya Watari, Masako Izumi, Izumi Ashikawa, Chieko Matsubara, Akira Kobayashi. Nel cinema giapponese degli anni Sessanta la Nikkatsu ebbe una presenza tutta sua.

I film prodotti dalla Nikkatsu hanno un sapore molto diverso da quelli degli altri grandi studi, e sento levarsi da essi un'aria particolare. Qual è, allora, la vera natura di questo fascino così difficile da mettere in parole?

La Nikkatsu stessa, fondata nel 1912, è una delle più antiche società cinematografiche del Giappone, una casa di lunga tradizione che era in prima fila fin da prima della guerra. Nel 1939, però, poco prima dell'ingresso del Giappone nella seconda guerra mondiale, fu emanata la Legge sul cinema, e il sistema di produzione fu ricostruito. Nell'ambito di quel processo, nel 1942 le società di produzione furono riunite in tre, Shochiku, Toho e Daiei. La Daiei nacque dalla fusione della Shinko Kinema, della Daito e del ramo produttivo della Nikkatsu, tra le altre. Non fu un sistema che le società riorganizzarono di propria iniziativa. Appartenne alle circostanze particolari di un'età in cui lo Stato controllava l'industria dall'alto. Qui sta la preistoria di una struttura in cui un'intera industria fu concentrata in poche società e perfino le persone furono poste sotto controllo. Il ramo produttivo della Nikkatsu fu assorbito dalla Daiei, e da allora la Nikkatsu sopravvisse come società che si occupava di distribuzione e di esercizio delle sale.

Con la sconfitta del 1945 gli studi furono liberati dal controllo dello Stato, ma ora furono costretti a continuare a fare film democratici sotto una forte pressione sull'espressione da parte del GHQ, le autorità d'occupazione, e nei limiti della sua censura. Quella censura crollò nel 1950, quando scoppiò la guerra nella vicina penisola coreana e gli occhi americani si volsero alla penisola. Per di più il Giappone, che non divenne un campo di battaglia, si arricchì grazie al boom delle commesse speciali portato dalla guerra.

L'occupazione giunse al termine, la libertà d'espressione fu restituita, e il boom economico gonfiò la domanda di svago. Con il concorrere di queste due cose, l'industria cinematografica giapponese si riprese grandemente ed entrò nella sua età dell'oro. Il cinema crebbe rapidamente come industria, e le presenze in sala raggiunsero il culmine nel 1958, alla cifra sbalorditiva di circa 1,1 miliardi.

In questa età dell'oro, tanto il numero dei film girati ogni anno quanto quello dei biglietti venduti erano enormi, e in questa marea i divi furono trattati come il massimo patrimonio di ogni società. Ciò che le società temevano sopra ogni cosa era che questi patrimoni si spostassero liberamente e scatenassero una guerra di reclutamento. Così, nel settembre 1953, i cinque grandi studi, Shochiku, Toho, Daiei, Shintoho e Toei, conclusero l'Accordo delle Cinque Società.

L'Accordo delle Cinque Società era un'intesa volta a impedire la sottrazione dei talenti sotto contratto, e la causa diretta fu il tentativo della Nikkatsu di riprendere la produzione l'anno seguente, nel 1954, dopo una lunga interruzione. Erano passati più di dieci anni da quando la Nikkatsu aveva ceduto il suo ramo produttivo, e dopo la guerra era di fatto una nuova arrivata. Aveva una rete di distribuzione e delle sale, ma nessuno dei divi o dei registi che contavano, e non era in condizione di fare film propri. Se voleva riprendere la produzione, in altre parole, non aveva altra scelta che attirare persone via dalle società affermate. Avvertendo questo movimento inquietante che minacciava di scompaginare il loro sistema, le cinque società conclusero un accordo per bloccarlo. Non si sarebbero prestate o prese in prestito senza permesso attori, registi o tecnici sotto contratto, non se li sarebbero sottratti, e non avrebbero assunto per un periodo stabilito chi avesse lasciato un'altra società. Un altro punto interessante è che l'accordo veniva anche con una clausola che vietava ai divi sotto contratto di comparire in televisione. L'Accordo delle Cinque Società fu anche un baluardo contro la televisione, allora in ascesa.

Il sistema rigido cominciato con questo accordo sembra, in forme mutevoli, gettare la sua ombra sul mondo dello spettacolo ancora oggi. Vi si può vedere l'origine lontana dello stretto controllo esercitato dalle agenzie di talenti, e dello schema per cui chi disturba l'ordine viene «lasciato a secco».

Al di là del Pacifico, intanto, nello stesso periodo avveniva una svolta drammatica. A Hollywood, patria del cinema, la sentenza Paramount del 1948 aveva messo il sistema degli studi sulla via dello smantellamento per ragioni di antitrust. Nel momento stesso in cui gli Stati Uniti usavano la legge antitrust per spezzare la presa degli studi e aprire un mondo di produzione indipendente, il Giappone fece il contrario, stringendo il suo accordo e rafforzando il controllo degli studi. Per questo il sistema giapponese dei contratti in esclusiva era così vistosamente rigido anche su scala mondiale.

Eppure l'Accordo delle Cinque Società violava la libertà di scegliere il proprio mestiere. Gli attori in particolare erano insofferenti di una situazione in cui non potevano scegliere i film in cui comparire, e in cui ogni autorità su di loro era lasciata alla società che deteneva il loro contratto, e cominciò a crescere un clima di indipendenza. Un primo passo simbolico venne nel 1954, quando tre delle attrici più popolari del tempo, Keiko Kishi, Ineko Arima e Yoshiko Kuga, formarono il Ninjin Club.

La presa dell'Accordo delle Cinque Società era però fortissima, e i produttori indipendenti passarono una prova dopo l'altra, lottando per assicurarsi stelle di primo piano e canali di distribuzione. Ma fu proprio questo tiro alla fune degli anni Cinquanta, tra l'accordo e chi gli resisteva, a condurre infine all'età dell'oro del cinema indipendente degli anni Sessanta.

In condizioni così dure, che cosa ci fu dietro l'ascesa della Nikkatsu a una presenza tutta sua nel cinema degli anni Sessanta? Quanto più un sistema si fa rigido, tanto più i «germogli successivi» che spuntano dalle sue crepe deformate finiscono per cambiare il futuro.

La storia insegna che, quanto più un sistema di sorveglianza reciproca si fa rigido in tutta una società, come è accaduto oggi in Giappone, tanto più sicuramente nasce una distorsione da qualche parte, e da quella crepa emergono i germogli della generazione successiva. Non posso fare a meno di sentire che i movimenti della Nikkatsu sotto l'Accordo delle Cinque Società racchiudano un indizio per noi, adesso.
